Silp Cgil: “Liberare i poliziotti da compiti burocratici”

PISA – All’indomani che questa organizzazione sindacale aveva denunciato che a distanza di soli tre giorni dal rinnovo con integrazione del patto “Pisa Sicura”, il Dipartimento della P.S. non aveva assegnato a questa provincia alcuno dei 500 Agenti di nuova nomina, ci aspettavamo una reazione decisa per rivendicare quello che invece continua ad essere riconosciuto a realtà che non hanno caratteristiche da città metropolitana come ha Pisa.

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Ebbene la reazione vi è stata, successivamente al nostro intervento, il Prefetto di Pisa ha dichiarato che chiederà al Ministero dell’Interno di inviare in questa città un contingente militare di ulteriori 40 unità che si andrà ad aggiungere ai 20 militari già richiesti per “vigilare su Stazione, Piazza dei Miracoli e altri obiettivi sensibili”.

Appreso ciò chiederemo al Prefetto ed al neo Questore di Pisa di conoscere i compiti che verranno a loro affidati e se tale impiego consentirà di recuperare forze di polizia ordinarie da destinare allo specifico servizio di controllo del territorio demandato alle pattuglie delle due forze di polizia (Polizia e CC.) Nell’occasione suggeriremo di impiegare il personale militare nei servizi di vigilanza fissa alla Prefettura liberando i 5 operatori della Polizia di Stato, nonché di liberarne altri attuando il Numero Unico Emergenze – 112, già prescritto dal 2004 dall’Unione Europea ed attuato in tutti gli altri Paesi ad eccezione dell’Italia che, al contrario, non adeguandosi alla direttiva è sottoposta a continue sanzioni dall’UE. Questo progetto è stato proprio in questi giorni da noi proposto ad un tavolo tecnico coordinato dal Vicario del Prefetto di Pisa che l’ha pubblicamente condiviso e consiste nel mutuare quanto attuato in alcune province della regione Lombardia: l’Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia garantisce l’operatività del NUE (Numero Unico Emergenze) 112, ricevendo le chiamate indirizzate ai numeri d’emergenza con la creazione di un’unica centrale operativa posta presso la Centrale operativa Emergenza Urgenza 118 di Varese che serve un’utenza di circa 3 milioni e 750.000 persone. Chi risponderà a tutte le chiamate dirette al 112, dopo averle valutate, le indirizzerà alla forza di polizia, ai vigili del fuoco o all’emergenza sanitaria adatta alla situazione. Evitando quindi che accada quello che adesso a Pisa si verifica tutti i giorni: il cittadino compone il 113, il 112, il 117, il 118 spiegando la ragione della sua necessità e l’operatore, se l’intervento è da effettuare in una zona del territorio che quel giorno è assegnato ad altra forza di polizia gira la chiamata alla Questura oppure ai Carabinieri, alla Polizia Stradale, alla Polizia Municipale o al servizio medico. E l’utente deve spiegare nuovamente la ragione della sua richiesta di soccorso, magari, come già accaduto a Pisa, mentre assiste al verificarsi di una rapina che nel frattempo si è conclusa con la fuga degli autori. L’altra proposta che avanzeremo è quella di affiancare personale dell’Amministrazione Provinciale che, si trova in mobilità, ai poliziotti dell’Ufficio Immigrazione della Questura per la gestione burocratica della fase istruttoria dei permessi di soggiorno, con conseguente recupero di personale di polizia da destinare al piano sicurezza in città. Circostanza che nel passato per alcuni aspetti si è già verificata.

Altrettanto realizzabile l’idea di affidare al Comune, attraverso una modifica legislativa o in virtù di un protocollo d’intesa, anche il rilascio dei passaporti e delle Autorizzazioni di Polizia, lasciando in carico all’ufficio Polizia Amministrativa della Questura “la sola fase destinata agli accertamenti sull’esistenza di eventuali motivi ostativi”. I progetti di cui sopra consentiranno di recuperare decine e decine di operatori della Polizia di Stato che attualmente, svolgendo compiti prettamente burocratici, vengono distolti dalla loro funzione principale. Queste le nostre proposte che anticipiamo e che formalizzeremo alle Autorità competenti al fine di far sì che li valutino sedendosi ad un tavolo unitamente ai soggetti istituzionalmente interessati ad attuarli.

Invochiamo quindi un progetto di nuova sicurezza partecipata, a partire dal potenziamento degli operatori di polizia sul territorio che, constatata l’attuale mancata assegnazione di ulteriore personale, dovranno giocoforza essere recuperati da altri settori affinché si possa contribuire a realizzare concretamente anche un nuovo e diverso coordinamento tra le forze di polizia.

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