Sabato sera la prima assoluta di “MARKHEIM” di Carlo Deri. Ed è già sold out.

PISA – Chiude all’insegna di una nuova composizione di un autore legato alla città la Stagione Lirica del Teatro di Pisa.

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Sabato sera (18 aprile ore 20.30), infatti, in Sala “Tutta Ruffo”, ultimo appuntamento della Stagione e del ciclo di opere da camera, debutta in prima assoluta MARKHEIM, Recitar Cantando di Carlo Deri su libretto proprio, liberamente ispirato all’omonimo racconto di Robert Luis Stevenson, un gioiellino narrativo con cui il grande scrittore scozzese anticipò le atmosfere inquietanti e il tema del doppio che svilupperà poi nel suo capolavoro Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde.

La regia è di Stefano Mecenate, pianista e concertatore Eugenio Milazzo, interpreti il baritono Javier Landete, il tenore Gianni Coletta, il soprano Marta Leung Kwing Chung e il basso Veio Torcigliani. Gentilmente messi a disposizione gli elementi scenici (da Antonio Nesti) e i costumi (dalla Fondazione Cerratelli).

Come già nei cicli precedenti, dunque, anche in questa Stagione viene dedicata attenzione a un compositore contemporaneo vivente, legato a Pisa, e non a caso c’è molta attesa per questa prima, tanto che i biglietti sono andati rapidamente esauriti. Carlo Deri, compositore, pianista, didatta e librettista, già direttore nella seconda metà degli anni ’80, della Scuola di Musica “G. Bonamici” e presidente della sezione cittadina della Gioventù Musicale, attualmente è docente di Teoria, Analisi e Composizione presso il Liceo Musicale “G. Carducci” di Pisa, dove insegna anche Pianoforte e Musica d’Insieme. Fecondo compositore, ha un catalogo che spazia dal repertorio orchestrale all’opera lirica e annovera inoltre brani pianistici, cicli di liriche per canto e pianoforte, brani da camera per vari organici. Fra le sue creazioni, ricordiamo Italy, ciclo di liriche per canto e pianoforte su testi di Giovanni Pascoli, eseguito in prima assoluta nella serata inaugurale della stagione concertistica del 49° Festival Puccini di Torre del Lago.

Quella che debutterà sabato sera è la versione cameristica per canto, pianoforte ed elettronica realizzata appositamente nel 2014 per la Stagione del Teatro Verdi e composta a partire dalla versione più ampia per canto, pianoforte, orchestra ed elettronica scritta nel 2008 e dai cui materiali tematici, nel 2010, l’autore aveva composto una Sinfonia in cinque movimenti per orchestra sinfonica con pianoforte concertante ed elettronica.
La vicenda di Markheim si svolge a Londra, nel giorno di Natale di un anno imprecisato dell’Ottocento. Il giovane Markheim, ucciso un antiquario con il quale condivideva loschi affari, si trova davanti una “presenza” che lo incalza verbalmente con l’intento di convincerlo a prendere consapevolezza di sé, della sua dimensione malvagia.

I personaggi principali sono tre, a cui si aggiunge un personaggio secondario e una parte muta. «Il linguaggio musicale – spiega Carlo Deri – è gestito con ampia libertà: l’indirizzo fondamentale è quello atonale, ma si spazia da momenti decisamente “materici” ad altri dove sono ben riconoscibili centri tonali.» Per quanto riguarda il libretto, aggiunge ancora l’Autore, questo «attraverso il percorso introspettivo del protagonista, tocca gli eterni interrogativi dell’uomo: il perché dell’esistenza del Male, l’essenza della Verità, il Libero arbitrio, la conoscenza di sé» e lo fa utilizzando «un linguaggio scorrevole e, per quanto possibile, usuale (la rima è completamente assente)».

«La lettura che ho inteso dare – annota Stefano Mecenata a proprosito delle sue scelte registiche – è “a favore” del protagonista che, seppur tentato da quella presenza a percorrere fini in fondo la via intrapresa, fino alla nuova uccisione della cameriera dell’antiquario prossima a tornare alla bottega, si interroga e resiste a quei richiami malefici di quel sé che lo vorrebbe delinquente. Una decisione sofferta che, nel burrascoso confronto con la “presenza”, lo porta ad interrogarsi fino in fondo, oltre ogni limite da lui immaginato nei lunghi anni di vita spavalda e superficiale vissuta alle spalle di uno zio del quale ha venduto una cospicua parte dei beni, destinandoli all’antiquario per pagarsi vizi e piaceri».

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