Rifondazione scettica sul progetto del Porto a Marina. Pronto un dossier per Rossi

PISA – Sabato è stato inaugurato con l’allagamento del bacino di Boccadarno il Porto di Marina. Rifondazione Comunista continua ad esprimere le proprie perplessità sul progetto.

I numeri dell’area. L’area interessata è di circa 200.000 metri quadrati e ospiterà fino a 354 barche fino a 50 metri di lunghezza, e poi 550 alloggi, 42 esercizi commerciali, 43 residenze turistiche.

A spiegare il perchè dello scetticismo è Federico Oliveri del coordinamento cuttadino di Rifondazione Comunista

Le parole di Oliveri. “Prima di tutto è bene sottolineare che noi non eravamo contrari all’idea di una stazione marittima nell’area: si poteva pensare ad un piccolo attracco, poco invasivo e rispettoso dell’ambiente circostante, sede di attività di turismo naturalistico, collegato con la storia dei luoghi e col Parco di San Rossore. La nostra contrarietà è verso il progetto che è stato approvato dall’amministrazione comunale di Pisa, sotto il sindaco Fontanelli: l’intera struttura, con il cosiddetto villaggio turistico accanto al porto, contiene una quantità insostenibile di cemento per una zona assai delicata come quella del Parco e della foce dell’Arno. Il progetto guarda solo agli interessi di chi vuole fare affari con la vendita delle nuove costruzioni, ma non dei marinesi: la gente del luogo, come i piccoli pescatori, non usufruiranno, se non in minima parte, della struttura. La bonifica dell’area in cui sorgeva la Motofides, come prescritto dal vigente Piano regionale delle bonifiche, era sicuramente necessaria – afferma Oliveri – ma quando un privato scende in campo, perché gli enti pubblici apparentemente non hanno risorse da investire nella bonifica, è normale che non si facciano gli interessi della comunità: da qui un progetto che sa di speculazione immobiliare e che, sinceramente, ci sembra un tradimento rispetto a quello che i marinesi e i pisani si aspettavano”.

Il dossier a Rossi. “Chiederemo a Enrico Rossi e vorremmo sapere perché la Regione e l’Ente Parco non hanno fin qui eseguito le decisioni della giustizia amministrativa. Va chiesto sul punto il parere dell’Avvocatura regionale. Prima di riutilizzare un territorio inserito nel piano regionale delle bonifiche c’è bisogno di una certificazione di avvenuta bonifica che, ad oggi, ci risulta, non sia mai arrivata. Anche su questo chiederemo al presidente Rossi se e quando gli uffici regionali hanno ricevuto la certificazione prevista dalla legge”.

I posti di lavoro annunciati. “Per il momento la società afferma di aver venduto neanche un centinaio di posti barca sugli oltre 350 previsti. Chissà se il progetto delle nuove costruzioni, così come è stato pensato, verrà mai realizzato a fronte della grave crisi del settore immobiliare  parlare di 50 posti di lavoro mi sembra un modo per far digerire ai cittadini tutto il cemento riversato sulla costa. Bisognerebbe capire poi se le assunzioni di cui parlano toglieranno posti di lavoro in altre zone e vedere che tipo di contratti verranno stipulati: di solito la stagionalità del lavoro si accompagna a contratti precari. Un piccolo porto inserito in modo armonico nel Parco di San Rossore, e collegato ad un’idea di turismo sostenibile da sviluppare in tutto il litorale per tutto l’anno, avrebbe garantito posti di lavoro migliori con minori costi per la collettività”.

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