Municipio dei Beni Comuni: da Napoli a Roma esperienze amministrative per la valorizzazione sociale del patrimonio comune. E a Pisa?

PISA – Censire e utilizzare il patrimonio pubblico e privato abbandonato è un dovere costituzionale che le amministrazioni comunali devono realizzare, coinvolgendo la cittadinanza nelle decisioni sulle destinazioni d’uso di centinaia e centinaia di immobili vuoti che si trovano nelle città del nostro paese.

E’ questo il fine delle iniziative che in tante città d’Italia si sta provando a realizzare. L’esperienza di Napoli con l’Osservatorio per i beni Comuni, la proposta di delibera popolare che sta portando avanti Patrimonio comune a Roma, la campagna sul federalismo demaniale della Rete delle città in comune, le azioni di liberazione di spazi in abbandono che in tutta Italia si moltiplicano mettono in pratica un obiettivo comune.

L’obiettivo è garantire che i beni pubblici, i beni demaniali, vere e proprie forme di proprietà collettiva, e tutti gli edifici che non perseguono più i loro fini istituzionali, a partire dalle grandi aree private dismesse e che non rispondono più a quella funzione sociale della proprietà privata prevista dall’articolo 42 della nostra Costituzione – tornino nella piena disponibilità del popolo cittadino, che deciderà i nuovi utilizzi.

Senza svendite né speculazioni, questo patrimonio comune è l’occasione per dare una risposta concreta all’emergenza abitativa, all’assenza di luoghi per la cultura e per creare spazi di lavoro condivisi per le nuove generazioni, rompendo i rapporti strutturali tra le amministrazioni, i grandi costruttori e gli interessi finanziari.

Giovedì 6 marzo presso il Distretto 42, in via Giordano Bruno 42, alle 21 discuteremo di questo al con alcuni dei protagonisti di questa campagna: il professor Alberto Lucarelli di Napoli e Sandro Medici di Repubblica Romana. Due esperienze che nel concreto amministrativo stanno costruendo questo percorso. Un percorso che di contro l’amministrazione Filippeschi non vuole in alcun modo perseguire.

Dal 17 dicembre attendiamo, infatti le risposte del sindaco e della giunta sulle proposte avanzate da un gruppo di giuristi per il riutilizzo sociale dell’ex-Colorificio. Ma dopo lo sgombero solo silenzio e nessun incontro. Lo stesso sta avvenendo anche su un bene pubblico, come l’ex-Distretto militare. Che sia pubblica o che sia privata l’atteggiamento di questa giunta è sempre lo stesso.

A partire da esperienze concrete come l’ex Colorificio Liberato e il Distretto 42, l’obiettivo di questa iniziativa è approfondire come anche le pubbliche amministrazioni possono contribuire alla realizzazione del dettato costituzionale e costruire percorsi partecipativi della cittadinanza per riutilizzare e valorizzare socialmente i beni abbandonati.

20140304-131733.jpg

By