M5S: “Il Castello di carta della finanza di progetto”

PISA – Dopo 12 anni, il rischio di sostenibilità economico-finanziaria del parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio Emanuele è emerso con chiarezza il 17 marzo scorso in I Commissione di Controllo e Garanzia del Comune di Pisa. Ma l’amministrazione comunale cerca nel contenzioso la rimozione delle proprie responsabilità politiche, mentre già si proietta verso altre grandi opere, perseverando, dopo l’ennesimo fallimento, nell’impiego del modello della finanza di progetto con l’apporto di capitali privati.

Sul caso, infatti, sono stati sentiti l’assessore Serfogli e il dirigente Ing. Grasso per informare i commissari della controversia in corso con la ditta concessionaria che ha realizzato i lavori e gestisce attualmente il parcheggio.

Dopo anni di ritardi che hanno paralizzato il centro cittadino, i ritrovamenti archeologici e le opere idrauliche aggiuntive che il buon senso avrebbe potuto prevedere, hanno costretto l’amministrazione a variazioni significative del progetto originario. Tutto ciò ha determinato la costruzione di un piano sotterraneo in meno rispetto al previsto con la conseguente riduzione dei proventi annui della gestione dei parcheggi. Se si mettono in conto gli interventi aggiuntivi, gli anni di mancati incassi per i ritardi nella realizzazione dell’opera e le minori entrate in conto gestione a causa del livello non realizzato, i costi sono lievitati da 6,2 milioni originari alla richiesta attuale della ditta concessionaria di quasi 20 milioni, perché il contratto non aveva specificato adeguatamente la matrice dei rischi. Questo fatto ha trascinato l’amministrazione in uno spinoso contenzioso con la ditta stessa.

In realtà, l’amministrazione si dichiara pronta a difendere gli interessi del contribuente pisano esplorando la strada della mediazione con la controparte per una valutazione “equa” dei costi aggiuntivi dovuti, prima di entrare in un contenzioso giudiziario, ma le cifre in ballo appaiono inquietanti. L’idea del parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio Emanuele nasce nel 2002, tra forti contestazioni politiche, con la prima giunta Fontanelli che nel 2003 stipula il contratto e pone inizio ai lavori. Neppure il parere contrario del mondo universitario (cosa rara a Pisa) rispetto ad un’opera sotterranea molto problematica dal punto di vista idraulico è sufficiente a scoraggiare l’allora sindaco DS.

Sono anni in cui comincia a farsi strada una nuova visione della politica, funzionale al consolidamento di un sistema di potere, che ha negli appalti pubblici e nelle grandi opere il suo punto di forza. In questa logica, il comune non è solamente un ente erogatore di servizi, ma un catalizzatore di investimenti che, da un lato, fungono da vetrina di successo politico, ma dall’altro drenano le risorse pubbliche sempre più esigue dai servizi essenziali ai cittadini.

In questo contesto, lo stesso architetto Sereni, ideatore del progetto, elogia gli strumenti del “project financing e/o concessione con l’attivazione di finanziamenti e gestione pluriennale da parte di investitori privati”, auspicandone l’utilizzo con un “disegno strategico complessivo che consentirà di riportare nuovo splendore alle nostre città”. Peccato che Pisa avesse già un ampio parcheggio in zona stazione, peraltro molto redditizio, che consentiva di finanziare in parte il Trasporto Pubblico Locale con i proventi delle soste blu, ossia del trasporto privato su auto. Un principio di solidarietà e di redistribuzione di risorse dal privato al pubblico che in quegli anni viene ribaltato con il meccanismo del project financing e/o concessione , aprendo la strada ad inutili e dannose grandi opere che faranno solo la fortuna dei privati, con rendimenti garantiti da contratto completamente fuori mercato, che in questo caso arrivano al 13%.

Nel frattempo, il progetto ha dovuto essere cambiato in corso d’opera, con dubbi risultati sul piano estetico, con l’eliminazione di importanti elementi architettonici, l’abbattimento di alberi di alto fusto sostituiti da piante che ci metteranno molti anni a crescere (se non seccano prima) che conferiscono alla Piazza il desolante aspetto di una piazza d’armi da Caserma.

Ma il nuovo parcheggio a gestione privata legittima il parziale smantellamento del vecchio parcheggio che contribuiva a finanziare il TPL, dando origine, nel 2006, su quei terreni, al progetto Sesta Porta, una speculazione immobiliare da 33 milioni di euro che ad oggi minaccia le casse del Comune con la voragine di 9 milioni di euro. Ed è storia recente lo smantellamento del collegamento ferroviario tra l’aeroporto e la stazione di Pisa per dare avvio ai lavori del Pisa mover con lo stesso meccanismo che garantisce alti rendimenti agli investimenti privati attraverso la gestione pluriennale, senza che il Comune di Pisa sia tenuto a far conoscere alla cittadinanza il piano economico e finanziario del progetto.

Eppure c’è una specie di recidiva in questo metodo se già nel 2006, dopo vari anni di arresto dei cantieri, era chiaro che le sorti del Parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio Emanuele non avrebbero fatto dormire sonni tranquilli agli amministratori. Infatti, nonostante ciò, si è voluto perseverare con il progetto della Sesta Porta e tutto fa pensare che rischi analoghi si profilino con il progetto Pisa mover che sta entrando in fase esecutiva e con altri, tra cui la Cittadella aeroportuale, che invece sono ancora solamente in fase embrionale.

Ma il sistema sta implodendo e ci si chiede che cosa debba ancora succedere perché anche la maggioranza che ha governato la città per tutti questi anni prenda atto dell’inevitabile crollo del castello di carta che ha costruito, assumendosene la piena responsabilità.

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