L’immigrazione e le imprese, una realtà in crescita

PISA – Hanno oramai superato le 500mila unità le aziende nel nostro Paese che vedono quali titolari immigrati, rappresentando una quota di poco inferiore al 10% del totale, un fenomeno in crescita anche nella nostra Provincia con 130 imprese affiliate alla CNA per una quota pari al 5% del totale, ma occorre considerare che tale dato non comprende il settore del commercio (Bar, pizzerie, Kebab, abbigliamento e quant’altro …), per cui nel complesso possiamo consideraci allineati alla media nazionale, trovando le citate oltre 100 imprese principalmente collocazione nel settore edile, seguito dal benessere e sanità, dai trasporti e, per ultimo, il settore produttivo, vale a dire meccanica, legno, mobili ed arredamento.

Questo fenomeno – dal quale sono esclusi i dati riguardanti gli immigrati che operano in qualità di lavoratori dipendenti in aziende di dimensioni maggiori, in quanto la quasi totalità delle imprese artigiane opera sotto forma di Ditta Individuale – è stato pertanto inquadrato in un progetto stilato dalla Regione Toscana e teso a porre il lavoro come strumento di integrazione sociale, denominato MELT 2 (acronimo che sta a significare “Migranti e Lavoro in Toscana”), e finanziato con circa 3 milioni di €uro dal Ministero del Lavoro con utilizzo di Fondi Fei rivenienti dall’Unione Europea, e che troverà la sua realizzazione attraverso la suddivisione del territorio regionale in tre “macro aree” ben distinte, facenti capo alla Società della Salute pisana, ed ai Comuni di Prato e Firenze, con quest’ultimo a coordinare anche le Provincie di Arezzo e Siena, Prato a co0nvogliare su di sé le attività di Lucca, Empoli e Pistoia, mentre alla SdS pisana tocca il compito di vigilare sulla zona costiera, formata da Massa, Viareggio, Livorno e Grosseto.

Quale siano le finalità e l’importanza di detto progetto, lo ha spiegato Sandra Capuzzi, Presidente della Società della Salute pisana, la quale ha evidenziato come …. “trattasi di una iniziativa di grande utilità, tesa a rafforzare il dialogo tra le varie istituzioni al fine di creare un meccanismo virtuoso di collaborazione che tenga conto del fenomeno migratorio nell’ottica di evitare il più possibile che esso costituisca un problema per la comunità, indirizzandolo verso sbocchi lavorativi che ne favoriscano l’integrazione”. “Ed affinché ciò avvenga”, ha proseguito la Presidente, “è necessario, per non dire fondamentale, il collegamento tra politiche sociali e del lavoro, ed è questo l’impegno che noi, come Società della Salute, ci siamo assunti per diffondere questa metodologia di approccio lungo la fascia costiera di nostra competenza che ci è stata assegnata”. “Ed il fatto poi”, ha concluso la Capuzzi, “che tra le varie comunità imprenditoriali interessate al progetto non vi siano solo albanesi e rumeni (pur risultando le più numerose …), ma anche svizzeri, operanti in massima parte nelle attività ricettive, quali “Bed & Breakfast” od Agriturismi, ci deve far riflettere sull’eterogeneità dei flussi migratori, eliminando i pregiudizi tuttora esistenti rispetto a tale aspetto, nel mentre va, al contrario, sottolineato il dato oggettivo costituito dal flusso di ritorno in fatto di export da parte delle aziende toscane, verso i Paesi di origine dei titolari delle aziende insediate, ed in questo l’esempio di Prato con la comunità cinese è emblematico al riguardo”.

Insomma, l’effetto della globalizzazione non si ferma ed, anzi, continua ad espandersi, e ben venga quando lo stesso riesce a concretizzarsi in attività produttive che possono portare lavoro e benessere ….

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