Lavoratori e lavoratrici fanno richieste tramite una lettera

Pisa- Si trasmette una lettera aperta da parte di alcuni lavoratori, indirizzata al sindaco di Pisa Marco Filippeschiall’assessora alle Politiche per l’immigrazione e rapporti con le comunità dei migranti Sandra Capuzziall’assessore Commercio e Sportello Unico delle Attività Produttive Andrea Ferranteall’assessore del Lavoro e sicurezza del lavoro Giuseppe Forte.

La lettera proviene da alcuni lavoratori che fanno valere le loro richieste, scrivendo: “Siamo lavoratori e lavoratrici. In tanti abbiamo lavorato a Pisa e provincia per molti anni, nelle fabbriche, nelle aziende di logistica, nelle concerie del santacrocese. Poi, con la crisi, alcune fabbriche hanno chiuso, altre hanno diminuito il personale. Come molte altre persone ci siamo ritrovati senza un lavoro sicuro, con il quale avere la certezza di poter pagare l’affitto di una casa, le bollette, qualcosa da mangiare, e soprattutto con cui poter provvedere alle nostre famiglie.
Siamo parte di questa comunità, alla ricchezza di questa comunità abbiamo contribuito con il nostro lavoro, e vivendo in questa città abbiamo aiutato nel nostro piccolo l’economia. Adesso che da tempo, per quanto cerchiamo, non riusciamo più a trovare alcun lavoro che non sia saltuario e mal pagato, ci siamo inventati un lavoro.
Questa è infatti la storia di migliaia di ragazzi – italiani e, come in questo caso, della comunità senegalese – che al momento per poter continuare a contribuire a questa comunità con affitti, tasse e spese, si è inventata il lavoro della “vendita ambulante.

D’inverno e d’estate, con la pioggia e con il sole a picco, siamo nelle strade a cercare di vendere quelle cose che come ogni commerciante compriamo e rivendiamo. Stiamo nei parcheggi, magari in centro o vicini ai luoghi turistici, semplicemente perché in questi luoghi le persone sono molto meno prese dalle proprie questioni e più disponibili a guardare cosa abbiamo da vendere.

Non pensiamo serva nemmeno dirlo, ma fare questo lavoro non è la nostra aspirazione: è solo un modo per portare a casa, in modo onesto, quello che ci serve per poter sopravvivere.

Da mesi ormai subiamo controlli, oppure ci allontanano senza alcun motivo dai nostri “luoghi di lavoro”. Le forze dell’ordine ci dicono solo che non possiamo stare nei parcheggi e nient’altro. Ma dove dovremmo andare, se appunto non riusciamo a trovare altri lavori e dobbiamo comunque lavorare per vivere? Certamente non possiamo tornare in Senegal, dove non abbiamo più nulla, dato che siamo in Italia, a Pisa, da molti anni. Noi ormai abbiamo la nostra vita qui, abbiamo amici o famiglia, ma non solo. Infatti per molti di noi succede che se non arriviamo in Italia all’età della pensione, perdiamo tutti i contributi versati in questi anni di lavoro.

Pensiamo che sia possibile cercare insieme una soluzione, che però tenga conto anche della nostra parte e per questo chiediamo all’amministrazione comunale un incontro, a cui possano partecipare anche le associazioni cittadine a noi vicine che da tempo ci sostengono”.

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