Laura Boldrini alla Normale: “Siamo pronti per Stati Uniti d’Europa. Sarebbe bello ci fossero tutti, ma non si può aspettare chi non è pronto”

PISA – Si è tenuta questa mattina presso la Scuola Normale di Pisa il Convegno della Presidente della Camera Laura Boldrini sul tema “Più integrazione europea, la strada da percorrere”.

di Giovanni Manenti

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“Sono contenta di essere qui a parlare di integrazione europea – ha esordito la Boldrini – perché i normalisti sono stati dei precursori in questa tematica. Qui si fa analisi e cerchiamo di farle insieme. L’Europa vive il periodo più critico degli ultimi 60 anni, ma la forza di un progetto sta nel rialzarsi dopo le sconfitte. L’Europa oggi è sempre sulle prime pagine ma sempre in chiave negativa creando sfiducia e disagi che alimentano processi separatisti e xenofobi.La libera circolazione oggi non è più un valore, è stata rimessa in discussione e ora dobbiamo affrontare i problemi e cercare che si rivoltino contro noi. Bisogna analizzare le cause, dipende dall’aumento della disoccupazione e l’aumento della disuguaglianze tra i cittadini europei, oggi chi non ha mezzi rischia di essere incagliato e questa non è democrazia. Finché non supereremo la crisi economica aumenterà la paura e si cerca un capro espiatorio e oggi sono più attraenti chi cerca la distruzione dell’Europa rispetto a chi vuole andare avanti. Non dobbiamo farci prendere dalla paura, dobbiamo opporci a questo sfacelo ed allora bisogna trovare una via di svolta e quindi nel 2015 si voleva cacciare la Grecia dall’Europa, pensai di dover prendere un’iniziativa chiamando i miei omologhi ed abbiamo deciso di stilare una carta di principi fondamentali. Quella carta dice che dobbiamo crescere perché non possiamo chiedere ai cittadini sacrifici, dovremmo andare verso uno stato federale che per me si intende “Stati Uniti d’Europa. Ci sarebbe già, basterebbe condividerla, solo che per ora sono d’accordo soli 15 stati. Ho chiesto un sondaggio ai cittadini il 77% ha riconosciuto positivo il cammino dell’Ue, anche se per molti ciò dipende dal fatto che ci è stata portata la pace. Anche la libertà di movimento piace, mentre il negativo è il fatto che l’Europa non è stata in grado di dare risposte. Adesso un gruppo di Eurosaggi stanno valutando queste risposte e lunedì loro presenteranno questo lavoro con le loro valutazioni e mi ha colpito il fatto che un giovane federalista che ha notato che le parole più usate nei trattati sono Unione, Governo, Stati e Sicurezza. Mentre le meno usate sono economia, solidarietà e valori, cosa che fa pensare all’Europa come una macchina vecchia ed un po’ malconcia e che va cambiata. Per cambiarla occorre condivisione di responsabilità e di politica e funzionamento dei mercati finanziari e della fiscalità. Poi c’è la lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata ed abbiamo visto le difficoltà anche recenti nel passarci informazioni. Dobbiamo tutelare i diritti delle persone, soprattutto nell’Europa dei diritti, cosa difficile se non abbiamo un bilancio federale che ci permette di intervenire sui singoli stati. Per averlo ci sono alcune proposte, tipo una “Carbon tax” e dobbiamo anche dare legittimità all’Europa, evitando di fare campagne elettorali che pensino solo ai problemi dei singoli stati.

“Chi dovrebbe fare parte di questa Federazione? Sarebbe ideale che lo fossero tutti i 27 stati, ma se qualcuno vuole stare fuori a questo punto si può fare senza dover aspettare chi ad oggi non si sente pronto.Come si fa a diventare cittadini europei? Non esiste ancora una accezione giuridica, sarebbe nello darle una caratteristica precisa, il cui primo passo mi auguro che possa essere il reddito di dignità europeo. Poi non in tutti gli stati si diventa cittadini allo stesso modo, in Italia ad esempio il fatto di nascere nel Paese non è Importante ma è importante invevr lo scambio di cultura di cui l’Erasmus è un valore importante, i ragazzi che frequentano dopo credono sempre più nell’Europa unita. Il 9 maggio fra l’altro è la festa dell’Europa ma nessuno lo sa perché non si festeggia, bisogna avere una Europa diversa più vicina ai bisogni dei cittadini. Siamo ad un bivio – conclude la Boldrini – non possiamo attendere passivamente, perché se si frantuma l’Europa non ce la fanno neppure i Balcani e quindi abbiamo anche questa responsabilità verso i paesi vicini”.

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