L’abbraccio dei giocatori del Pontedera ai bambini del S. Chiara del reparto di oncoematologia

PONTEDERA – Ci sono immagini belle di tifosi che vivono lo sport lealmente, tifando la loro squadra del cuore, incontrandosi ogni settimana nella curva più o meno allegra…

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Ci sono immagini belle di bambini felici, che giocano serenamente, che vanno a scuola più o meno contenti, che abbracciano i loro genitori teneramente, che ridono, piangono, crescono, vivono la vita e intanto lottano contro un tumore… Ci sono immagini ancora più belle di tifosi, sportivi e bambini malati che si incontrano anche solo per poche ore perché nella nostra società c’è ancora qualcuno che vuole portare conforto a chi sta passando un momento difficile, a chi si trova a dover affrontare ostacoli più grandi di lui… Questo hanno cercato di fare oggi alcuni dei tifosi del Pontedera che, “capeggiati” da Gabriele (Collesano) ed insieme a Capitan Vettori, Settembrini, Luperini, Bartolomei e De Cenco, sono andati a far visita ai bambini del reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale S. Chiara di Pisa. Con loro avevano alcuni regali per i bambini: oltre a tute, cappellini, magliette e completi da gioco “made in Città di Pontedera” avevano con loro anche alcune maglie davvero speciali perché doppiamente “benefiche”. Si tratta della maglie della gara Città di Pontedera – Pisa acquistate all’asta di beneficienza organizzata da Sport for Children Onlus. Infatti Gabriele, Luca (Signorini) e Fabio (Melai) hanno deciso di donare le maglie che si erano aggiudicate all’asta, il cui ricavato è stato devoluto ai bambini con gravi patologie, ai bambini dell’ospedale di Pisa per cercare di portare, insieme alle maglie anche un abbraccio, un sorriso o solo un attimo di svago e di distrazione dal dolore e dalla sofferenza. L’invito di Gabriele è stato subito accolto dalla Società e dai calciatori del Pontedera che, in prima persona, hanno voluto contribuire alla buona riuscita dell’evento.

Le foto che ci sono arrivate subito dopo la visita in ospedale ci hanno convinto ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno, che lo sport può essere anche un mezzo per portare un sorriso a chi ne ha più bisogno e che il fair play che si impara sui rettangoli di gioco non deve esaurirsi nei 90 minuti più recupero, ma deve diventare una mentalità, uno stile di vita per cercare di sconfiggere l’indifferenza ed il menefreghismo che incontriamo ogni giorno.

Magari sta già accadendo…

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