La Corte dei Conti condanna l’ex Sindaco Paolo Fontanelli e 15 consiglieri comunali

PISA – L’ex sindaco di Pisa, Paolo Fontanelli, 15 consiglieri comunali (alcuni ex), il segretario generale del consiglio comunale Pietro Pescatore e il dirigente del settore Finanze del Comune Claudio Sassetti sono stati condannati al pagamento di 317 mila euro: circa 17 mila euro a testa. E’ la sentenza della sezione d’appello della corte dei Conti sul danno erariale legato alla delibera comunale che convertì in una indennità il gettone di presenza in Consiglio.

Il 9 giugno 2005 venne approvata una delibera per disciplinare i costi della politica, che introdusse l’indennità di funzione con l’obiettivo “di disincentivare il gettone di presenza e il moltiplicarsi delle sedute”. La delibera passò a maggioranza. I giudici contabili hanno condannato al risarcimento i consiglieri che votarono la delibera, attribuendo a loro l’onere di sostenere anche il danno per le indennità percepite da coloro che votarono no o che si astennero. Secondo i giudici contabili la trasformazione del gettone di presenza (80 euro) in indennità forfettaria (137 euro) provocò, dal 2005 al 2007, un aggravio dei costi di 319 mila euro e questo in violazione del testo unico degli enti locali che permetteva tale passaggio a condizione che comportasse “pari o minori oneri finanziari per l’ente”.

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L’avvocato difensore. “Questa è una sentenza profondamente iniqua nella parte in cui si pronuncia per la condanna dei consiglieri che hanno votato la delibera. E’ una sentenza che contiene vizi logici ed etici e quindi consiglierò i miei assistiti ad appellarla fino alla cassazione e, se necessario, anche alla corte di giustizia europea”. Lo afferma l’avvocato Giuseppe Toscano, difensore di gran parte dei politici condannati dalla Corte dei conti per la delibera che trasformava il gettone di presenza dei consiglieri comunali in indennità. “E’ giusto essere duri con i costi della politica – aggiunge Toscano – ma qui si è fatta solo una gran confusione, perché è sbagliato equiparare i singoli consiglieri a chi invece ha fornito i pareri per poi esprimere un voto su quella delibera. Ed è profondamente discutibile anche il fatto che chi ha votato la delibera debba pagare oltre misura cioè più di quanto effettivamente percepito. Infatti costoro dovranno sopportare tutto il presunto esborso asseritamente sostenuto dal Comune per l’indennità di funzione ‘pagata’ a tutti i consiglieri. Infine, nella sostanza la delibera aveva introdotto l’indennità per disincentivare il gettone di presenza e dunque produrre risparmi per l’amministrazione”.

Fonte: ANSA

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