La conferenza sul “Piano Lupi”

Pisa – Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Pisa in relazione alla discussione finale sul Piano Lupi in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il piano, che prevede 22 azioni di conservazione della specie, affronta anche il tema nodale della risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività dell’uomo, nel pieno rispetto della normativa comunitaria e di quella nazionale.

La questione sul Piano dei Lupi è stata affrontata in sede di conferenza Conferenza Stato-Regioni. Durante qeust’ultima si è espresso il Presidente Coldiretti Pisa, Fabrizio Filippi: “Ne avremmo anche di ragioni per avercela con i lupi, coi cinghiali e con la fauna selvatica che danneggia attività, stermina i nostri allevamenti, compromette i nostri raccolti. Ma siamo agricoltori e nel nostro DNA è radicato il rispetto della natura e dei suoi equilibri. Infatti, non ce l’abbiamo con i lupi e neanche con i cinghiali. Ma è tempo di agire perché, insieme agli equilibri di un ecosistema naturale sostenibile e fruibile, siano salvaguardate anche le attività produttive ed economiche del nostro territorio”.

La provincia di Pisa  stima la più alta presenza di ungulati e della fauna selvatica: sono centinaia, ogni anno, le segnalazioni che spesso non trovano riscontro nella richiesta di risarcimento danni. Nel 2016 sono state appena 11 le domande presentate per ottenere i risarcimenti a cui sono stati corrisposti 30mila euro di indennizzi, mediamente circa 2.700 euro per ogni singola azienda con casi che hanno anche sfiorato i 6mila euro di danni in un solo anno.

Coldiretti ha accettato di tutelare le specie animali in via di estinzione come prevede il Piano Lupo presentato dal ministro dell’ambiente che è stato rinviato per il via libera al 24. 

PSarà avviato pertanto un percorso strettamente regolamentato e caratterizzato da rigorose azioni di prevenzione. “Auspichiamo che tali misure – aggiungono i due rappresentanti della Coldiretti pisana – siano confermate in sede di approvazione del piano soprattutto perché, se non regolamentata, tale problematica rischierebbe di alimentare forme di bracconaggio e di autodifesa, minacciando la continuità della specie lupo. Non si possono lasciar morire pecore e vitelli e costringere alla fuga intere famiglie che da decenni popolano le montagne, come non si possono non tutelare i giovani appena tornati alla pastorizia”.

“In tema di risarcimenti – conclude Filippi – ribadisco contrarietà a ogni ipotesi di regime de minimis, perché indennizzare un allevatore non significa favorirlo con aiuti di Stato a scapito della corretta concorrenza del libero mercato. I risarcimenti siano congrui rispetto al valore delle perdite subite. I soldi pubblici non sono un arricchimento o un aiuto indebito, ma il dovuto sostegno a chi deve ricostituire una azienda compromessa da fattori esterni – lupi, ibridi, cinghiali o cani selvatici che in condizioni normali non dovrebbero potersi spingere fino al recinto di un ovile”.

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