La Comunità senegalese chiede rispetto

Pisa – Si è svolta giovedi msttina presso Piazza Santa Caterina a Pisa, un incontro tra la Comunità Senegalese della nostra città e gli Organi di Informazione avente per tema la loro situazione lavorativa rispetto al permesso d soggiorno ed ai contrasti recentemente insorti con le Forze dell’Ordine e l’Amministrazione Comunale.

di Giovanni Manenti

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Su queste tematiche, il portavoce della Comunità, Abdul Faye, ha tenuto a precisare come ….”è nostra intenzione sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nostra situazione, vorremmo che fosse chiaro a tutti che noi siamo qui solo ed esclusivamente per lavorare, non siamo né dei parcheggiatori come siamo stati dipinti, né tanto meno degli abusivi. Il problema riflette il fatto che per essere in possesso del permesso di soggiorno dobbiamo avere un lavoro stabile, in assenza del quale non ci è possibile rinnovarlo, e purtroppo la crisi economica, con mote aziende che chiudono, ha indotto molti di noi a trovare una soluzione alternativa, vale a dire quella di richiedere la “Partita IVA” per svolgere attività di “venditore ambulante”. Questa rappresenta un costo per noi, ma è l’unica possibilità che abbiamo per tirare avanti, lavorando anche 10/15 ore al giorno per permetterci di mangiare e pagare l’affitto.” “Quello che non riusciamo assolutamente a capire”, ha proseguito Faye, “è la disparità di trattamento che subiamo qui a Pisa rispetto ad altre località della Toscana come Livorno, Arezzo o Firenze, dove basta presentare l’attestato di venditore ambulante con annessa partita Iva per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, cosa che invece qui non accade”.

A rincarare la dose, specie per l’atteggiamento delle Forze dell’Ordine, è Abdulaye Anne, che sostiene … “vogliamo solo mantenere il nostro diritto al lavoro, se ci posizioniamo dove sono i parcheggi è solo per avere maggiore possibilità di poter collocare la nostra merce, non ci sogniamo di richiedere pedaggi o cose simili. Siamo una Comunità numerosa, da molti anni residente a Pisa e ci sentiamo oramai integrati nella città, non riusciamo a capire come mai, da qualche anno a questa parte, sia cambiato l’atteggiamento dell’Amministrazione Comunale nei nostri confronti, forse per voler scaricare su di noi le problematiche di micro criminalità che assillano la cittadinanza, ma in questo noi, come Comunità, non c’entriamo per niente, nessuno di noi si è mai reso protagonista di fatti delittuosi, prova ne sia che alle otto di sera la piazza (di Santa Caterina, ndr …) è deserta, così come gli altri punti di nostra collocazione per la vendita degli articoli, non siamo certo noi quelli che operano nel settore dello spaccio di droga o della prostituzione.” “Vorrei infine evidenziare”, ha concluso Anne, “come vi sia anche molto poco rispetto da parte delle Forze dell’Ordine nei nostri confronti, quando effettuano dei controlli non sono cortesi, bensì prepotenti, è giusto che facciano il loro lavoro, ma non possono essere prevenuti nei nostri confronti, non vorremmo fosse un problema di colore della pelle”.

Su come cercare di trovare una soluzione appagante per tutti, lo partecipa Sergio Bontempelli dell’Associazione “Africa Insieme – Rebeldia”, il quale precisa come … “siano allo studio diverse proposte da sottoporre all’Amministrazione Comunale nel corso di un incontro che abbiamo già chiesto, alla presenza anche delle Associazioni cittadine che hanno a cuore queste problematiche, una delle quali potrebbe essere quella di ricercare zone di reciproca soddisfazione in cui i senegalesi possano liberamente svolgere la propria attività di venditori ambulanti per cui hanno regolare partita Iva, così come vorremmo che il Comune, in analogia con quanto fatto da altri limitrofi, come a Pontedera per esempio, fosse parte diligente nel trovare lavoro a queste persone nelle varie Cooperative di pulizia o quant’altro”.

Un problema sentito e che sta particolarmente a cuore alle Associazioni a tutela di questi soggetti e che è giusto debba essere affrontato, visto che l’accoglienza di immigrati deve poi trovare sfogo in una attività lavorativa, per evitare che poi, per sopravvivere, essi debbano dedicarsi ad attività illecite, cosa della quale, ci è parso di capire a chiare note, la Comunità senegalese tiene a fare molto volentieri a meno.

Intanto dopo il sit in in Piazza Santa Caterina i Rappresentanti dei lavoratori del commercio ambulante hanno inviato una lettera alle istituzioni cittadine e al Prefetto con oggetto una richiesta di incontro. Di seguito la lettera in verisine integrale.

“Siamo lavoratori e lavoratrici. In tanti abbiamo lavorato a Pisa e provincia per molti anni, nelle fabbriche, nelle aziende di logistica, nelle concerie del santacrocese. Poi, con la crisi, alcune fabbriche hanno chiuso, altre hanno diminuito il personale. Come molte altre persone ci siamo ritrovati senza un lavoro sicuro, con il quale avere la certezza di poter pagare l’affitto di una casa, le bollette, qualcosa da mangiare, e soprattutto con cui poter provvedere alle nostre famiglie.

Siamo parte di questa comunità, alla ricchezza di questa comunità abbiamo contribuito con il nostro lavoro, e vivendo in questa città abbiamo aiutato nel nostro piccolo l’economia. Adesso che da tempo, per quanto cerchiamo, non riusciamo più a trovare alcun lavoro che non sia saltuario e mal pagato, ci siamo inventati un lavoro.

Questa è infatti la storia di migliaia di ragazzi – italiani e, come in questo caso, della comunità senegalese – che al momento per poter continuare a contribuire a questa comunità con affitti, tasse e spese, si è inventata il lavoro della “vendita ambulante”.

D’inverno e d’estate, con la pioggia e con il sole a picco, siamo nelle strade a cercare di vendere quelle cose che come ogni commerciante compriamo e rivendiamo. Stiamo nei parcheggi, magari in centro o vicini ai luoghi turistici, semplicemente perché in questi luoghi le persone sono molto meno prese dalle proprie questioni e più disponibili a guardare cosa abbiamo da vendere.

Non pensiamo serva nemmeno dirlo, ma fare questo lavoro non è la nostra aspirazione: è solo un modo per portare a casa, in modo onesto, quello che ci serve per poter sopravvivere.

Da mesi ormai subiamo controlli, oppure ci allontanano senza alcun motivo dai nostri “luoghi di lavoro”. Le forze dell’ordine ci dicono solo che non possiamo stare nei parcheggi e nient’altro. Ma dove dovremmo andare, se appunto non riusciamo a trovare altri lavori e dobbiamo comunque lavorare per vivere? Certamente non possiamo tornare in Senegal, dove non abbiamo più nulla, dato che siamo in Italia, a Pisa, da molti anni. Noi ormai abbiamo la nostra vita qui, abbiamo amici o famiglia, ma non solo. Infatti per molti di noi succede che se non arriviamo in Italia all’età della pensione, perdiamo tutti i contributi versati in questi anni di lavoro.

Pensiamo che sia possibile cercare insieme una soluzione, che però tenga conto anche della nostra parte e per questo chiediamo all’amministrazione comunale un incontro, a cui possano partecipare anche le associazioni cittadine a noi vicine che da tempo ci sostengono”.

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