Il primo giorno di scuola di IKEA Pisa: riflessioni

PISA – Per chi scrive era la prima volta che entravo in un negozio Ikea. Non c’ero mai stato ne’ nel punto a Firenze nè altrove. La sensazione è stata positiva ma non in modo esagerato. I gestori si rallegrano ai microfoni confessando di aspettarsi molto meno visitatori (e compratori) di quelli giunti grazie al proprio mezzo personale oppure usufruendo del servizio navetta gratuito messo a disposizione dalla multinazionale svedese

Il primo giorno ufficiale della “svedesizzazione di Pisa”, dell’apertura dell’IKEA è arrivato anche nella nostra provincia, dopo nove anni di rinvii e figuracce burocratiche che stavano facendo perdere quasi la pazienza agli scandinavi del mobile low-coast. Sorge a pochi passi strategici dall’Aeroporto, ai Navicelli, su un complesso di 33.600 mq realizzato per mezzo dell’impianto più grande in pannelli fotovoltaici tra quelli presenti tra i 21 negozi disseminati sul suolo italico. Da esaltare poi l’illuminazione sia interna sia esterna al Led (carissimo agli svedesi, all’interno si trovano praticamente soltanto lampadine del tipo), santa perchè 50 per cento dell’energia non va a pesare sui bilanci.

Buchi neri non possono mancare pure in questo belquadretto, per essere in tema con il business dell’azienda. 28.000domande arrivate per 200 posti di assunzione, a tempo determinato (hanno detto che nel giro di un anno regolarizzeranno tutti), per la maggior parte conquistati da over 35 (e questa e’ una cosa buona lo è per davvero). 192 sono ormai andati per ora, ne restano 8 per la corsa infiammata, mentre affollata su un altro piano è sprizzata l’esaltazione generale per poterceli avere finalmente a due tiri da schioppo piatti, lampadine, tappezzerie, divani o addirittura scaffali da montarsi da soli e in conclusione camere intere.

Murales di sconti e offerte speciali intelligentemente allargati ai bisogni di prendersi un caffè o un gelato a soli 60 centesimi, oppure una pizzetta a meno di un euro. Ottimizzazione delle risorse, valorizzazione del quotidiano, ma tradizione, indissolubile del progetto di escogitare fuori dai confini una globalizzazione dello spirito svedese. Dai colori della bandiera che tappezzano tutto sin dalle bustine, alla riproposizione di vecchie favole popolari assorbite da simpatici pupazzetti, alla conservazione assoluta, potremmo dire della lingua madre. All’uscita infatti ci si sente un pò come alunni reduci dal primo giorno di scuola, senza aver visto praticamente nessuna traccia di inglese, ma ci si ricorda del legno dei faggi, delle aringhe del Nord e in un certo qual modo ci sentiamo. più europei.

A questo link facebook trovate una nostra photogallery (foto di Enrico Esposito)

https://www.facebook.com/enrico.esposito.564/media_set?set=a.10202643349998055&type=1

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