Francesco Cozza, il lavoro paga sempre (o quasi)

PISA – Chi scrive non vuole lanciarsi in una spassionata difesa del Cozza allenatore, anche perchè non ne avrei alcun interesse, non siamo legati da vincoli di parentela, nè sono stipendiato dallo storico capitano della Reggina. Probabilmente però le responsabilità della situazione che stiamo vivendo, non sono tutte da addossare all’ormai ex tecnico nerazzurro.

di Marco Scialpi

Considerando Francesco Cozza come dipendente di una qualsiasi azienda e non del nostro Pisa, ragionando quindi il più possibile in maniera distaccata, possiamo subito partire con delle riflessioni.

Innanzitutto, ed è un dato di fatto, il margine per poter lavorare è stato ristrettissimo, nemmeno tre mesi, nei quali non ci si poteva aspettare miracoli con una squadra che presenta probabilmente degli errori di valutazione a monte.

Ad esempio elementi partiti con grandissime aspettative e che non hanno reso come si sperava, forse anche per colpa della troppa pressione della quale sono stati caricati e reparti male amalgamati, con abbondanza di pedine in alcuni ruoli, con qualcuno che ogni domenica sistematicamente finisce in tribuna, e penuria in altri settori, dove si devono fare i salti mortali per mandare in campo giocatori incerottati ed in precarie condizioni fisiche.

Spesso si devono impiegare elementi fuori ruolo, espondendoli a figuracce perchè gli vengono assegnati compiti che non rientrano nelle loro corde, in modo da tappare le falle che si aprono nella formazione da schierare la domenica.

Anche Dino Pagliari è giunto all’esonero, ma con più aggravanti, è ricaduto negli stessi errori che ne portarono alla prima cacciata due stagioni fa, ha avuto problemi con lo staff medico e probabilmente si è chiamato fuori da solo, quando dopo Pisa – Grosseto, un girone fa, ha sbottato in sala stampa. Inoltre ha avuto la squadra in mano sin dal ritiro estivo, con la possibilità di parteciparne attivamente nella costruzione e potendo plasmarla nel corso delle prime partite secondo il suo credo calcistico.

Chi gli è subentrato, ha trovato una situazione obiettivamente difficile, con infortuni a ripetizione, in particolare dovuti a problemi muscolari, segno evidente di una preparazione fisica molto sommaria. Oltre che una situazione molto difficile a livello ambientale.

La squadra nel periodo delle copiose piogge e del pericolo alluvione di fine Gennaio, non ha avuto un campo dove allenarsi, si è trovata a dover svolgere esercizi fisici sul piazzale dello stadio, sull’asfalto, come non succede nemmeno in Terza Categoria. In altri giorni, addirittura non ha potuto svolgere la normale preparazione per la partita della domenica successiva, per mancanza di posti pronti ad ospitarla.

Dal mercato di gennaio è arrivato un elemento importante e di categoria superiore, in grado di “spaccare” le partite, come Daniele Mannini, quasi mai impiegato nella sua posizione naturale per una coperta che si è rivelata troppo corta, specialmente a centrocampo.

In aggiunta all’ala pisana, sono giunti sotto la Torre, Parfait e Crescenzi, il primo un buon centrocampista, più di sostanza che di qualità; il secondo, un difensore, che avrebbe dovuto contribuire a blindare il reparto arretrato, uno dei punti di forza della prima parte di campionato, ma che tormentato da problemi fisici, ha concluso quasi subito la propria stagione.

Vero è che questi giocatori hanno sostituito nell’organico onesti gregari come Melis e Lucarelli, ma forse sono stati troppo poco per compiere il salto di qualità e invertire in maniera decisa la rotta.

Francesco Cozza ha avuto la colpa di non riuscire a riaccedere l’entusiamo di una piazza che vive sette giorni su sette di calcio, e che anzi pare essere caduta in un vortice di depressione senza via d’ uscita. Non ha portato quella ventata di aria fresca, fatta di bel gioco e risultati, che tutti si aspettavano, anche se di progressi se ne sono visti, anche evidenti. Sono stati recuperati giocatori che sembravano definitivamente persi, uno per tutti: Michael Cia, diventato elemento imprescindibile dell’undici titolare del Pisa.

Paga però per tutti, anche colpe non sue, visto che si è dovuto barcamenare tra imprevisti quotidiani, senza probabilmente aver mai sentito a pieno la fiducia di una presidenza con la quale non è mai sbocciato l’amore, e che infatti non ha perso tempo per esonerarlo virtualmente dopo la sconfitta di Ascoli, primo risultato negativo dopo sette positivi, per poi sostituirlo con Leonardo Menichini dopo la batosta di Grosseto.

In Italia funziona così, non viene lasciato il tempo di lavorare. Anche al di fuori del calcio si tende a tagliare fuori subito le persone seguendo la logica del tutto e subito, nonostante si cerchi di affrontare situazioni difficili con piglio positivo e propositivo.

In questo modo è stata data un’ulteriore attenuante ai giocatori, facendo vedere che tanto alla fine è uno solo che risponde delle responsabilità di tutti e che ne sconta sulla propria pelle le conseguenze, è vero che è più facile cambiare un allenatore che cinque, sei giocatori, ma forse cotanto pugno di ferro serviva anche con qualcuno che la domenica scende in campo.

Ora è il momento di Leonardo Menichini, che ha una missione difficile: mettere insieme i cocci di un ambiente in disgregazione, perchè nonostante la squadra sia sempre pienamente in corsa per la Serie B, le presenze allo stadio sono quasi un terzo di quelle di quando ci lottavamo la salvezza ai Play Out, contro la Massese.

Ci vuole di nuovo fiducia ed entusiasmo, occorre assolutamente battere il Prato domenica prossima, per non rischiare di scivolare fuori dalla griglia Play Off e per questo è fondamentale che l’Arena torni a fare il dodicesimo uomo in campo, come ha sempre fatto, anche nei momenti bui, nei quali ci umiliava persino la Torrelaghese.

Francesco Cozza il giorno della presentazione come nuovo allenatore del Pisa (foto Pisanews)
Francesco Cozza il giorno della presentazione come nuovo allenatore del Pisa (foto Pisanews)
By