Focus sul personaggio: Daniele Mannini, sangue nerazzurro, globuli rossocrociati

PISA – Tornare a casa per ritrovare il piacere di giocare a calcio. Questa è in sintesi la motivazione che ha spinto Daniele Mannini a riabbracciare i colori nerazzurri a dieci anni di distanza dal trasferimento in direzione Brescia. Un girone di ritorno da affrontare per dimostrare di essere un calciatore importante, dopo essere stato messo in disparte a Siena.

di Marco Scialpi

Centrocampista esterno dal gran fisico, figlio d’arte, (suo padre Alessandro è stato bandiera del Pisa negli anni ’80,vedi articolo sui portieri), nasce a Pisa nel 1983.  Per trovare spazio e riuscire ad emergere deve però spostarsi di qualche chilometro, dopo aver militato nelle giovanili della Lucchese, esordisce giovanissimo tra i professionisti nel Viareggio, in serie C2, nella stagione 2001/02. I versiliesi a fine stagione retrocedono in Serie D, Daniele viene confermato e si punta decisamente su di lui: gioca con continuità e si segnala come uno dei migliori giovani della categoria. Scenderà in campo in 30 occasioni, segnando 4 gol.

Nell’estate 2003 arriva ad infoltire l’organico di un Pisa che dopo il terribile schiaffo della finale persa a Bergamo, allestisce una squadra al risparmio, facendo presagire un vicino disimpegno da parte della famiglia Mian – Gentili. Viene tesserato più come scommessa, che come certezza. Infatti ha solo vent’anni e dopo le buone prestazioni offerte nei dilettanti, il suo impatto con il professionismo è ancora tutto da verificare.

Partito a fari spenti, Mannini riesce a guadagnarsi la piena fiducia di entrambi gli allenatori che si alternano nella stagione 2003/04 sulla panchina nerazzurra, prima Simonelli e poi Cabrini. Giovanissimo, è subito titolare in una piazza calorosa e prestigiosa, la stessa che suo padre aveva contribuito a fare grande per tante stagioni.

Una ulteriore annata di alto livello fa si che per l’esterno si presenti l’occasione della vita, alla porta del Pisa infatti bussa il Brescia del Presidente Gino Corioni. Impossibile resistere ad una chiamata così importante, il ragazzo compie un doppio salto che lo proietterà in serie A e a società che ne detiene il cartellino  realizza una plusvalenza importantissima, dopo averlo preso praticamente a costo zero.

In tre anni si trova catapultato dalla serie D all’ élite del calcio italiano ed ancora una volta l’impatto è ottimo, nonostante la retrocessione delle Rondinelle. In questa prima stagione dividerà lo spogliatoio con campioni di livello assoluto come Luigi Di Biagio, Marco Delvecchio e Matias Almeyda.

Rimane per tre stagioni e mezzo a Brescia, fino a che nella stagione 2007/08, nel mercato invernale viene acquistato dal Napoli per  sette milioni di euro. Viene battuta la concorrenza dell’Inter che lo aveva opzionato in precedenza. Entra poi nell’operazione che porta Campagnaro al Napoli come parziale contropartita da girare alla Sampdoria, con i blucerchiati giocherà i preliminari di Champions League, frutto dell’esaltante stagione 2009/10, con Del Neri in panchina ed in campo campioni del calibro di Cassano e Pazzini. La stagione 2010/11 si rivelerà disastrosa e la squadra Ligure retrocederà in B solamente nove mesi dopo aver respirato l’aria dell’ Europa che conta.

Inizia così per Mannini un triennio in Toscana, a Siena, condito però da poche presenze e molte incomprensioni, fino addirittura a finire praticamente fuori rosa. Ecco che si concretizza nelle ultime battute dello scorso mercato di gennaio il ritorno a casa.

Daniele è da sempre un grandissimo tifoso del sodalizio nerazzurro, nonostante militasse in altre squadre, anche più prestigiose, quando ha potuto, non ha mai perso l’occasione di essere in Curva Nord per tifare la squadra del cuore.

Passione, grinta ed amore viscerale per la maglia del Pisa devono fungere da modello per i più giovani, per quelli che arrivano nella città della Torre senza sapere niente  della sua storia calcistica e non.

Sicuramente la fascia di capitano indossata due domeniche fa contro il Gubbio, dopo l’uscita di Mingazzini è il segno tangibile che in poco tempo è riuscito ad imporsi nello spogliatoio e con i compagni di squadra come esempio positivo. L’auspicio di tutti è che il suo carisma e la sua classe possano servire, sia per tentare il salto di categoria, ma anche per riaccendere una città che ha terribilmente fame di vittorie e di idoli dopo tanti, troppi anni anonimi ed incolori nel limbo delle serie minori.

Daniele Mannini il giorno della suo ritorno in nerazzurro (foto Pisanews.net)
Daniele Mannini il giorno della suo ritorno in nerazzurro (foto Pisanews.net)
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