Covarelli & Pomponi: una ferita che non si è ancora rimarginata

PISA – In queste ore si è detto e scritto tutto ed il contrario di tutto riguardo all’arresto dei due ex Presidenti, finiti ai domiciliari con pesanti accuse. La parola che ricorre più di tutte è “riciclaggio”, è questa l’imputazione principale. Entrambi, hanno sempre negato legami precedenti e posteriori al passaggio di quote del defunto Pisa Calcio, ora si scopre che sono stati coinvolti negli stessi giri di denaro sporco.

di Marco Scialpi

Tutto è cominciato nell’estate del 2005, quando la famiglia Mian-Gentili, con il senno di poi, cacciata troppo frettolosamente, cedette il Pisa ad uno sconosciuto imprenditore venuto da Perugia: Leonardo Covarelli.

Leonardo Covarelli (foto pisanews.net)La prima impressione fu di un giovane rampante, determinato a fare bene, ma ancora troppo ingenuo per muoversi in un mondo spietato e calcolatore come quello del calcio. La stagione 2005/06, conclusasi con il miracolo di Baggio al novantottesimo contro la Massese, venne letta secondo questa logica: mal consigliato e travolto dai disastri sportivi della coppia Accardi-Onorati, il Presidente ha pagato lo scotto di un battesimo di fuoco nella bolgia che da sempre è la terza serie.

La stagione successiva, invece, avvenne ciò che la città aspettava da tredici anni: finalmente la Serie B. Venne costruita una squadra con giocatori forti, di categoria, con un allenatore vincente come Piero Braglia, rinforzata adeguatamente a gennaio con gli arrivi di pedine importanti come Morello, Trevisan, D’anna, Buzzegoli, CeravoloZavagno.

Finalmente un Covarelli, contornato dalle persone giuste, da un ottimo Direttore Sportivo come Petrachi, è riuscito a far fruttare il suo impegno, questa ancora una volta fu l’interpretazione dell’ opinione pubblica Pisana, che arriverà quasi ad idolatrarlo dodici mesi dopo, quando i nerazzurri sfioreranno una clamorosa Serie A.

Storia a lieto fine? Situazione che finalmente aveva preso la piega giusta? Nemmeno per sogno.

Improvvisamente, pochi giorni dopo lo spareggio perso con il Lecce, il Presidente, che aveva da una manciata di ore smentito questa ipotesi con forza, convoca una conferenza stampa nella quale annuncia di aver messo in vendita ufficialmente il Pisa perché ha di fatto un accordo per rilevare il Perugia, la squadra della sua città, dato che al cuore non si comanda.

Di qui la ormai celeberrima frase di Scarpelloni: “Perché Perugia è Perugia”.

Panico, società in vendita e rischio di un pesante ridimensionamento, non vengono riscattati Cerci e Kutuzov, nonostante il prezzo fissato a poche centinaia di migliaia di euro, si perde un capitale importante, immenso.

In questo momento spunta dal niente un compratore, siamo ai primi di luglio dell’estate del 2008: Luca Pomponi, romano, ex patron della Civitavecchiese. In fretta e furia viene perfezionato il passaggio di quote, Petrachi viene sostituito da Cinquini, mentre Ventura, nonostante avesse ormai le valigie in mano, perché sembrava scontato l’arrivo di Costacurta, alla fine rimane al timone del Pisa.

Viene costruita una squadra con molti giocatori in prestito, che dopo un buon girone d’andata, nella seconda parte del campionato si sgretola progressivamente. Ventura viene esonerato e con la squadra fuori dalla zona Play Out di diversi punti, viene chiamato Bruno Giordano. Quest’ ultimo riuscirà nell’impresa di dare il colpo di grazia ad un sodalizio che era già in agonia da diversi mesi, facendolo retrocedere.

Lasciano più di un dubbio i transiti di giocatori da Pisa a Perugia in quel periodo, cambiarono di casacca Raimondi, Zoppetti e Mezavilla tra gli altri.

Agonia è la parola giusta, perché di movimenti strani che non facevano presagire niente di buono, ce ne erano già stati. Ad inizio 2009, dopo essersi avvicinato ed aver dato un sostanziale contributo economico, Massimo Donati improvvisamente si defila ed esce dalla società. La domanda che sarebbe dovuta sorgere spontanea è: ma come, un pisano che si allontana in maniera così repentina dalla società, com’è possibile?

Invece questo evento passa quasi inosservato, così come l’ingresso in società di Bulgarella l’anno prima, che per pochi mesi diventa socio di Covarelli, rilevando addirittura il 51% delle quote del Pisa Calcio, per poi di nuovo cederle all’imprenditore perugino. Probabilmente aveva fiutato qualcosa che non stava andando per il verso giusto.

Che ci fosse puzza di bruciato era evidente, ma i buoni risultati della squadra riuscivano a mandare tutto in secondo piano.

Tutto questo fino al triste epilogo finale, a fine maggio 2009 il Pisa retrocede direttamente in C1, senza nemmeno passare dai Play Out, va in frantumi un sogno costruito con sudore, passione e qualche lacrima nei campetti di periferia che ci sono spettati dopo il 1994. La società l’11 luglio dello stesso anno chiude i battenti per fallimento, in meno di un anno pare che Pomponi sia riuscito a fare tabula rasa, ma i problemi nascono a monte, dalla gestione Covarelli.

Il quale, interpellato più di una volta, ha sempre negato qualsiasi legame con il suo successore al vertice del sodalizio nerazzurro: “Non ci conoscevamo prima, ci ha messo in contatto un procuratore, precisamente Massimo Londrosi“.

Di seguito il video contenente le “verità” e le ragioni dell’ex patron di Pisa e Perugia in un intervista rilasciata ad Umbria Channel: http://www.youtube.com/watch?v=yuvKBEjZK5k

A distanza di anni si viene a scoprire che non solo non è vero che non si conoscevano prima dell’estate 2008, ma che successivamente, sono rimasti legati, in contatto ed in affari. Infatti sono rimasti tutti e due coinv0lti della vicenda “Ruesch” e per entrambi sono scattati gli arresti domiciliari, ora non ci resta altro che aspettare che la giustizia faccia il suo corso e che prenda adeguati provvedimenti verso chi ha lucrato e speculato sulla passione di una città e di una provincia. Una magra consolazione, ma la ferita non si è ancora rimarginata.

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