Buon compleanno Pisa: 106 anni di grande storia

PISA – Oggi 9 aprile il Pisa festeggia 106 anni di storia. Una storia gloriosa, con alti e bassi ma con ricordi indelebili ed incancellabili.

I primi dodici anni di vita del glorioso Pisa SC furono intensi e forieri di trofei e vittorie. Il Pisa Sporting Club venne fondato nell’Aprile del 1909 da una ventina di soci. Il primo presidente fu Enrico Canti mentre il primo segretario fu Ferruccio Giovannini, sportivo noto a tutti gli appassionati, da non molto scomparso. Le prime maglie furono, in onore della città, bianco rosse; ma l’anno dopo in seguito allo scudetto dell’Inter, furono tramutate nel nero azzurro tanto caro a tutti i pisani. Il primo campo di gioco fu quello di campo d’armi, cioè dove oggi è la caserma tra l’Aurelia e via Bonanno. Nel 1913 il Pisa iniziò a giocare al campo Abetone. All’epoca in città vi   erano anche altre squadre, che però ben presto sparirono lasciando campo aperto al Pisa SC. Nel 1920/21 il Pisa vinse per la quinta volta il raggruppamento toscano, e fu ammesso a disputare i gironi finali centro meridionali. Il Pisa vinse il gruppo B, mentre il gruppo A fu vinto dal Livorno. Il 3 Luglio 1921 si disputò quindi a Bologna la finale per decretare il campione centro meridionale, che avrebbe dovuto sfidare i campioni del nord: la mitica Pro Vercelli che aveva al suo attivo già cinque scudetti. Il Pisa vinse per 1-0 e partì alla volta di Torino, campo non proprio neutro, ove affrontò la Pro. Le cronache dell’epoca riferiscono di una gara combattuta e diretta in modo ambiguo dall’arbitro Olivari. Il direttore di gara chiuse più di un occhio sulle scorrettezze e sui falli dei piemontesi, mentre il Pisa finì in nove per l’espulsione di Viale e per l’infortunio di Gnerucci. Passarono in vantaggio i bianchi, ma Sbrana ripristinò quasi subito il pareggio. La gara finì per 2-1 e lasciò l’amaro in bocca a tutti. Questi gli undici che scesero in campo il 24 Luglio 1921 a Torino: Gianni, Bartoletti, Giuntoli, Gnerucci, Tornabuoni, Viale, Sbrana, Merciai, Corsetti, Colombari, Pera. All. Ging. La finalissima scudetto segnò il punto più alto raggiunto dal Pisa SC nella sua storia, e paradossalmente segnò il punto d’inizio di un  lento ed inesorabile declino, che portò nel 1929 alla retrocessione in serie C e ad un quarantennio di anonimato. Gli anni che vanno dal 1929 allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono per il Pisa interlocutori. Con la stagione 1929/30 ebbero inizio i campionati a girone unico suddivisi in categorie. Il Pisa che già nel 1924 era sceso in serie B, fu iscritto solo alla serie C. La categoria fu abbandonata solo nel 1933/34 quando il Pisa giunse secondo ed ebbe la possibilità di disputare uno spareggio con altre tre squadre: Parma, Piacenza, Udinese. Nella gara decisiva i nerazzurri ebbero la meglio per 3-1 sull’Udinese e riconquistarono la serie B. L’anno dopo il Pisa sfiorò la promozione in serie A, arrivando terzo. All’epoca solo le prima classificata di ogni girone (erano due) veniva promossa. Seguirono poi anni abbastanza tranquilli, dal punto di vista calcistico. Nel campionato 1934/35 il Pisa segnò un record tuttora imbattuto ma eguagliato dopo pochi anni. Nel 1934 i nerazzurri andarono a vincere per 8-0 sul campo del Derthona, mentre nel 1938 fu espugnato il campo del Casale e sempre per 8-0. Nonostante le alterne fortune, l’allora cittì Vittorio Pozzo convocò  per le Olimpiadi di Berlino del 1936 i “pisani” Bertoni e Biagi che ben figurarono. Nel 1940 l’Italia entrò in guerra ma i campionati continuarono fino al 1942/43 quando il Pisa concluse con un brillante quarto posto. Il campionato successivo fu quello del 1946/47, a causa della sospensione per eventi bellici, cui la nostra città aveva pagato un tributo altissimo soprattutto dopo quel maledetto 31 Agosto 1943. La fine della guerra vide nuovamente il Pisa SC in serie B. Gli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale al 1968 sono decisamente altalenanti. Ricchi di soddisfazioni, come il ritorno in serie A dopo quarant’anni, ma vedono anche sprofondare il Pisa fino al campionato di Promozione. L’anno 1946/47 il Pisa rischia grosso, arriva quindicesimo in serie B e deve ricorrere ad uno spareggio per non retrocedere. Il 13 Luglio 1947 a Modena il Pisa vinse contro l’Anconitana guadagnandosi la possibilità di ridisputare il campionato di serie B. L’anno successivo i nerazzurri furono protagonisti, arrivando secondi ad un solo punto dalla capolista, del girone C, Palermo che conquistò la serie A. Fu però un campionato strano, discusso e falsato dalla dilagante corruzione. Due giocatori della Nocerina, squadra che al termine del campionato retrocesse in serie C, accusarono la società siciliana di aver comprato la gara contro la loro squadra. L’inchiesta fu presto archiviata, il Palermo andò in serie A, la Nocerina in C ed il Pisa rimase a becco asciutto. Il Presidente era l’Avvocato Picchiotti che aveva già subito la beffa della finale scudetto del 1921. Vedremo poi in seguito che il Pisa non ebbe mai molta fortuna con queste strane storie.  Seguirono anni di campionati anonimi, culminati nella retrocessione in serie C al termine della stagione 1951/52. Nel giro di quattro anni il Pisa si trovò addirittura a giocare in Promozione,  a seguito della retrocessione in IV serie nel 1953/54 e appunto in Promozione nel 1955/56. Quest’ultimo fu un anno funesto. Il 4 Dicembre 1955, la squadra di ritorno dalla trasferta di Fabriano, con il pullman, subì un grave incidente stradale. I giocatori rimasero gravemente feriti, e la società fu costretta dallo stato dei fatti a schierare molti giovani. Il campionato subì quindi una brutta piega, ed i nerazzurri si ritrovarono negli scantinati del mondo del calcio. Ma come spesso accade, una repentina caduta fu trampolino per una pronta risalita. L’anno seguente il Pisa vinse, sebbene all’ultima giornata, il proprio girone, e tornò immediatamente in IV serie. L’ultima gara vide scendere all’Arena la capolista Grosseto. Il Pisa seguiva di un punto e solo battendo i maremmani avrebbe potuto vincere il campionato. I nerazzurri vinsero per 1-0 di fronte a quindicimila spettatori, un vero e proprio record per i campionati dilettanti. La squadra vinse anche il successivo campionato di IV serie tornando così in serie C dove disputarono campionati tutto sommato modesti. Nel 1964 Giuseppe Donati subentrò a Tumbiolo alla presidenza della squadra. Il campionato fu vinto e così dopo ben 13 anni Pisa tornava in serie B. La nuova categoria fu difficile, tanto che i nerazzurri si salvarono solo all’ultima giornata vincendo 3-0 a Reggio Emilia, seguita da un buon pubblico caldo ed appassionato come sempre. La stagione 1966/67 fu dal doppio volto. La squadra partì male, tanto che Donati esonerò l’allenatore Pinardi è chiamò Renato Lucchi. Sembrava la mossa della disperazione, i nerazzurri sembravano già spacciati, ed invece la squadra reagì e si piazzò a metà classifica.  L’ultimo campionato che andiamo ad analizzare vide il Pisa assoluto protagonista. Venne conquistata la serie A insieme al Palermo ed al Verona del barone Nils Liedholm. Quell’anno il Livorno fu travolto per 3-0. Un’altra epica gara fu quella con il Foggia all’Arena. Il Pisa vinse 1-0 con gol di Piaceri, ma segnò oltre il novantesimo. Nessuno aveva abbandonato gli spalti. Come se tutti sapessero inconsapevolmente che qualcosa doveva avvenire. Tuttavia il finale di campionato fu al cardiopalma, vietato ai sofferenti di cuore. Alla penultima giornata il Pisa, sapendo che la domenica successiva avrebbe riposato, andò a Venezia. I lagunari  al termine del campionato retrocessero e quindi giocarono con il coltello tra i denti. I nerazzurri seguiti in laguna da migliaia di tifosi uscirono sconfitti per 1-0 e la serie A sembrava allontanarsi. Il Palermo era già promosso, restavano due posti. Il Pisa aveva 48 punti, Verona e Bari 46. La possibilità di salire in A dipendeva dai risultati degli altri. Tutta Pisa passò un giorno intero a “gufare”. Il Verona vinse, ma il Bari ottenne solo un punto. Dopo 42 anni Pisa tornava in serie A, la città fu travolta da un’onda di entusiasmo indescrivibile. In Largo Ciro Menotti, ad attendere l’esito delle gare del Verona e del Bari,  c’erano migliaia di pisani. Non solo i tifosi, intesi come quelli che domenicalmente vanno allo stadio. Una intera città visse quei momenti indescrivibili, frenetici ed esaltanti. Non solo il Pisa, ma tutta la città fu promossa. Questa la squadra che inorgoglì tutta Pisa: Annibale, Gasparroni, Casati, Barontini, Lenzi, Gonfiantini, Manservisi, Guglielmoni, Mascalaito, Joan, Piaceri. All. Renato Lucchi. Il primo anno di A non fu però roseo. La gara dell’anno, se non del secolo, fu ovviamente il derby con la Fiorentina, che si disputò il 12 gennaio 1969 in un’Arena Garibaldi esaurita. Ma non era l’anno dei neroazzurri, che furono immeritatamente sconfitti per 1-0 con gol di Amarildo. Il campionato continuò con il Pisa sempre nelle ultime posizioni. Ma tuttavia non era vita facile per le grandi. L’Inter soffrì moltissimo ed il Cagliari dovette contentarsi di un punto. Annibale in quella occasione parò un rigore al mitico Gigi Riva. Purtroppo al termine della stagione fu nuovamente serie B. La voglia era quella di tornare subito in A e la squadra fu affidata a Lauro Toneatto. L’avventura fu breve, ed il suo successore Corradi condusse la squadra al settimo posto. Nel successivo campionato la squadra, affidata ad Umberto Mannocci, era nettamente in difficoltà. I nerazzurri persero due delle ultime tre partite con Reggina, Novara ed Arezzo. A Novara il Pisa toccò addirittura il fondo subendo un cappotto clamoroso: 7-1.  Pisa si ritrovò così in serie C. Il campionato di C 77/78,  l’ultimo di Rota, si chiuse con un buon quinto posto. Ma un’aria nuova spirava sotto i ponti dell’Arno. La storia, possiamo dire d’amore, tra Romeo ed il Pisa ebbe inizio nel 1978, quando Anconetani subentrò a Rota. Il campionato 1977/78 si concluse con un tutto sommato dignitoso quinto posto. L’anno seguente si vide subito la mano di Romeo. Ben tre furono gli allenatori: Vitali, Seghedoni e Meciani. Quest’ultimo centrò la promozione in seguito all’epica gara di Pagani, ove il Pisa vinse per 1-0 con al seguito migliaia di tifosi. Romeo al primo tentativo aveva vinto ed aveva ridestato l’entusiasmo. La stagione 1979/80 vide ancora tre tecnici sulla panchina nerazzurra: Meciani, Carpanesi e Chiappella. I nerazzurri si salvarono solo all’ultima giornata. L’anno seguente fu di transizione, in panchina Toneatto raggiunse un buon settimo posto, ponendo però le basi per qualcosa di importante. In quell’anno il Pisa espugnò anche San Siro, dato che il Milan era finito in serie B per un illecito sportivo riguardante il calcio scommesse. L’anno seguente Romeo ingaggiò come allenatore Aldo Agroppi, personaggio vulcanico ed estroverso proprio come il Presidente. Ai due riuscì l’impresa e dopo tredici anni Pisa riconquistò la serie A. La squadra si ritrovò così in un mondo diverso ed affascinante: la A, raggiunta in soli tre anni. Romeo riuscì a costruire un’ottima squadra, impreziosita da Klaus Bergreen, danese semi sconosciuto ma che si rivelò un ottimo giocatore, capace da centrocampista, di realizzare otto reti al suo primo campionato italiano. Grandi meriti anche per colui che evitava i gol: Alessandro Mannini fu spesso decisivo, e Romeo aveva per lui solo parole di elogio. Bearzot tuttavia non ebbe il coraggio di scavalcare Bordon, Tancredi e Galli. Il campionato 1982/83, il primo di serie A della gestione Anconetani, si chiuse con un buonissimo undicesimo posto. Il Pisa espugnò campi importanti come il comunale di Torino (2-0 ai granata) e San Siro ove i nerazzurri regolarono 1-0 l’Inter di Bersellini. Il Pisa espugnò anche Catanzaro e vinse quindi tre volte in trasferta, proprio come la Roma campione d’Italia ed assai meglio di squadre come Napoli e Torino. All’Arena squadre importanti come l’Inter e la Juventus dovettero accontentarsi di un misero punto, cosa che avrebbero pagato a caro prezzo, perdendo lo scudetto a vantaggio della Roma, che espugnò l’Arena soffrendo. L’allenatore di quel campionato fu il brasiliano Luis Vinicio. L’anno seguente la squadra fu affidata a Bruno Pace. Fu acquistato un attaccante olandese, anch’esso sconosciuto ai più ma poi affermatosi come uno dei migliori attaccanti d’Europa: Wim Kieft. Tuttavia il campionato fu deludente. Romeo esonerò Pace e richiamò Vinicio per poi esonerare anche questo e richiamare ancora Pace. Non bastò, il Pisa retrocesse in serie B. Ma all’Arena non fu vita facile per nessuno: i campioni d’Italia della Juventus non ci vinsero, così come l’Inter, la Fiorentina, la Roma. Ci riuscirono solo il Verona e l’Ascoli. Di quell’anno si ricorda la trasferta decisiva a San Siro contro il Milan: diecimila pisani al seguito ma purtroppo i nerazzurri persero. L’anno dopo Romeo non si scoraggiò, consegnò a Gigi Simoni una squadra perfetta, e fu nuovamente serie A. Nella massima serie toccò a Vincenzo Guerini la guida tecnica della squadra. Sembrava un campionato tranquillo, ma poi tre sconfitte consecutive relegarono il Pisa al quattordicesimo posto con 23 punti. L’Udinese di punti ne fece 25, ma una sentenza della giustizia sportiva lo declassò all’ultimo posto per illecito sportivo. Sempre la solita storia del calcio scommesse che sei anni prima aveva condannato il Milan alla serie B. Il Pisa quindi diventò tredicesimo e si salvò. I nerazzurri partirono per il ritiro come squadra di serie A. Fu ingaggiato anche il forte attaccante austriaco Schachner dal Torino. Ma un incredibile sentenza della Caf riammise l’Udinese in serie A, sia pur condannandolo a partire da -9. La reazione fu un misto di rabbia ed incredulità. La prima gara ufficiale venne disertata dalla tifoseria in segno di protesta. Pisa-Torino di Coppa Italia si svolse dinanzi a migliaia di lumini stesi sugli spalti. Questo fu un altro segno di come la giustizia sportiva si sia comportata nei decenni col sodalizio nerazzurro. Ma occorreva reagire, e Romeo chiamò ancora una volta Gigi Simoni al capezzale della squadra. Il campionato 1986/87 cominciò male. Furono solo diciannove i punti che i nerazzurri conquistarono nel girone di andata, contro i 25 della Cremonese, i 24 del Pescara ed i 23 di Genoa e Messina. Nella seconda fase però il Pisa cambiò marcia, 25 punti come nessun’altro. L’ultima giornata: il Pisa va a Cremona. I padroni di casa hanno un punto in più, gli basta il pari. Ai nerazzurri il pari potrebbe non bastare. Furono ben seimila i pisani che si recarono a Cremona, ove una doppietta di Lamberto Piovanelli regalò ancora una volta la serie A alla città. Nel campionato di serie A 1987/88 il Pisa si salvò, anche grazie alla riforma del campionato che passò da 16 a 18 squadre. Per l’occasione furono solo due le retrocessioni: Avellino ed Empoli partito da -5 per illecito sportivo. Da ricordare in questo campionato, un mitico gol realizzato ai danni del portiere dell’Inter Walter Zenga da Carlos Dunga, con un tiro spettacolare da centrocampo; per la cronaca il Pisa vinse 2-1. L’allenatore era Beppe Materazzi. L’anno dopo però, il Pisa per la seconda volta non riesce ad ottenere due salvezze consecutive. Con Bruno Bolchi in panchina le cose non vanno bene, e l’arrivo in panchina di Luca Giannini non salva la stagione. È nuovamente serie B. La stagione 1989/90 vide i nerazzurri dominare in lungo ed in largo il campionato assieme al Torino, ed alla fine fu nuovamente serie A anche grazie alla strepitosa coppia gol Incocciati-Piovanelli. Il Presidente Anconetani aveva spesso e volentieri scontri con mezza città. Lottò moltissimo per vedere rinnovato lo stadio, fu grazie alla sua tenacia che la capienza dell’Arena fu portata fino a 35.000 posti. Solo anni dopo riuscì ad ottenere un impianto di illuminazione che è senz’altro uno dei migliori, se non il migliore della Toscana. Quello del 1990/91 fu l’ultimo campionato di serie A per i nerazzurri. La partenza fu buona: vittoria a Bologna e 4-0 al Lecce. Piovanelli in nazionale, in squadra Simeone, Chamot e Larsen. Il “Piova” segnava a raffica così come Padovano. Si infortunarono entrambi e pian piano il Pisa scivolò in basso. L’esonero di Lucescu per Giannini non cambiò molto e mestamente ci fu un immediato ritorno in B. Ma sembrava la logica di allora, la politica finora vincente dell’altalena. I tempi, tuttavia, stavano cambiando. L’anno successivo fu sfiorata la serie A, con un sesto posto. L’anno dopo ancora peggio: ottavi e tanta amarezza. Giungiamo così al triste epilogo di questa breve ma intensa storia. Il campionato 1993/94 parte bene: 3-0 al Modena. Inizia l’avventura sulla panchina nerazzurra Giorgio Rumignani che però viene esonerato durante un’ amichevole precampionato a Forte dei Marmi. Al riguardo circola la famosa leggenda di come sia avvenuto l’esonero. Il motivo fu il mancato utilizzo da parte del Mister di Giacomo Lorenzini, allora giovanissimo, in cui Romeo credeva molto. Si sussurrò che a Rumignani che esigeva un esonero scritto Romeo reagì scrivendoglielo su carta non proprio intestata. Arriva così Walter Nicoletti che però non ottiene né i risultati né il gioco. E sia pure “a malincuore” Romeo lo esonera dopo una sofferta vittoria casalinga con il Venezia. Subentra Eugenio Bersellini. Il Pisa nel girone di andata ottiene la miseria di 16 punti e 19 in quello di ritorno. In casa è un rullo compressore, nessuno espugna l’Arena, nemmeno la Fiorentina di Toldo, Batistuta, Effenberg, Baiano, Laudrup. Fuori casa è da tragedia, solo sette punti, una sola vittoria ad Acireale. La penultima gara il Pisa gioca a Verona e pareggia, l’Acireale in casa con il Bari. I siciliani vincono e segnano al centesimo minuto. Erano sparite le bandierine dei calci d’angolo tra il primo ed il secondo tempo. Il Pisa ed il Pescara presentarono reclamo, ma naturalmente non successe nulla. L’ultima giornata di campionato arrivò all’Arena la già salva Fidelis Andria. Sembrava un esito scontato. Arena esaurita. Finì 0-0 con un palo colpito da Roberto Muzzi. Fu necessario affrontare uno spareggio con l’Acireale a Salerno. Molti ricorderanno l’infelice esito dei tiri dagli undici metri.  Il campo decretò la serie C. Ad Agosto del 1994 la giustizia sportiva cancellò il Pisa Sporting Club dal professionismo. Nessuno mosse un dito per aiutare il Pisa e Romeo, né istituzioni né imprenditori. Le altre squadre di calcio osservarono da avvoltoi, volete mettere il guadagno di prendere giocatori a zero lire? Solo una squadra dette una mano al Pisa: il Parma che acquistò il difensore Susic. Era finita l’era di Romeo Anconetani, durante la quale il Pisa aveva disputato sei campionati di serie A, nove di serie B con quattro promozioni in A. Due Mitropa Cup nel 1985 e nel 1988. Hanno vestito la maglia del Pisa fior di giocatori come Kieft, Bergreen, Dunga, Simeone, Chamot, Larsen, Vieri, Muzzi, Antonioli e tanti altri. Ancor oggi molti di loro vestono maglie importanti, ed addirittura Carlos Dunga fu il capitano del Brasile campione del mondo ad Usa 94. Nel settembre del 1994 il Pisa si ritrovò in Eccellenza, ma questo è un altro capitolo della avvincente storia nerazzurra. All’improvviso ci trovammo da Firenze a Perignano. Venne fondato l’Ac Pisa  che fu iscritto al campionato di Eccellenza. Alla prima gara contro l’isola d’Elba c’erano cinquemila spettatori ed altrettanti ce ne erano pochi giorni prima nella gara di coppa Italia contro la Cuoiopelli. Fu un anno difficile, tra mille difficoltà. Si misero però in luce giovani che avrebbero fatto strada: Dayo Oshadogan, Gionata Spinesi e Jacopo Balestri. Ma si rischio il tracollo, dal momento che la squadra ed il titolo sportivo erano in mano al curatore fallimentare. La gara con il Piombino non fu giocata e sembrava la fine. Poi Roberto Posarelli, Enrico Gerbi e Bruno Meliani fondarono il Pisa Calcio e salvarono il pallone pisano. La gara contro il Cascina (esordio della nuova società) vide circa seimila tifosi all’Arena. Il Pisa vinse 2-1 grazie ai gol di Simonetti e Felici. La stagione si concluse con un malinconico ottavo posto. Ma erano state gettate le basi per il futuro. Il Pisa venne ripescato nel Cnd (come allora si chiamava la serie D) e mise su una squadra impreziosita da Davide Lucarelli e da Gianluca Signorini. La guida tecnica fu affidata a Luciano Filippi, tecnico massese. Non fu una stagione facile, lottata fino in fondo. Di quella annata si ricordano gli otto gol di Spinesi, ceduto per un miliardo (dell’epoca) all’Inter dopo sole otto giornate. Ma soprattutto si ricorda il big match contro l’Aosta all’Arena. Zaniolo smattò e colpi con una tremenda testata Davide Lucarelli. Alla fine il Pisa si trovò in C2 e nella decisiva partita contro il Viareggio i tifosi si riappropriarono della Nord, che era rimasta chiusa da circa due anni. Il primo anno di C2, si annunciava di grande spessore. Il compianto Signorini appese le scarpette al chiodo ed assunse il ruolo di direttore generale, mentre Davide Lucarelli ereditò la fascia di capitano. Arrivarono acquisti di un certo spessore che avrebbero dovuto garantire il salto di qualità ulteriore. Arrivò Jerry Cavallo, pisano giramondo dai piedi buoni e dal passato juventino. Pasquale Minuti avrebbe dovuto impreziosire il reparto offensivo assieme ad un giovanissimo Gianluca Savoldi. La squadra disputò un buon campionato, ma sciupò tutto nel finale. La stagione successiva fu ancora più amara. Alla guida della squadra fu posto il compianto Roberto Clagluna. C’era ottimismo in città, grazie anche al sonante 4-2 inflitto al Livorno in coppa. Eroe di quella serata estiva fu Alessandro Andreini poi ceduto in corso di stagione. Il Pisa visse sempre a metà classifica e Clagluna pagò per colpe non del tutto sue. La stagione successiva vide onorato al meglio il novantesimo anniversario della società. La squadra fu affidata al lucchese Francesco D’Arrigo, famoso per aver stravinto un campionato di C2 con il Pontedera e per aver battuto la nazionale allora allenata da Arrigo Sacchi. D’Arrigo fece piazza pulita ed ebbe ragione. Si misero in luce i vari Zazzetta, Muoio, Lo Garzo, Parola e Federico Balestri. Un mix tra giovani e vecchi che si rivelò vincente. I nerazzurri conclusero in testa con 9 punti di vantaggio sulla seconda classificata, ma durante la stagione il vantaggio era arrivato ad un massimo-record di ben 18 punti. Pisa riconquistò la C1 dopo cinque anni dal fallimento e si iniziava ad intravedere la luce. La stagione successiva 1999-00 iniziò sotto i migliori auspici e nelle intenzioni di tutti la serie B sembrava un’impresa possibile. Francesco D’Arrigo volle rivoluzionare la squadra che fu impreziosita dall’arrivo del portiere Rosin, dai centrocampisti Greco e Quaranta e da Zattarin e Baraldi in difesa. L’unica pecca fu in attacco dato che il solo Savoldi dovette reggere da solo tutto il potenziale. Alex Muoio non si dimostrò all’altezza della C1 ed anche l’innesto del giovane Fausto Ferrari non portò i benefici sperati. Solo l’arrivo di Massi Varricchio portò qualche speranza in più. Ad ogni modo fu l’anno dei gol di Savoldi finalmente temuto dagli avversari, l’anno della difesa di ferro e delle tante vittorie in trasferta. Il Pisa mancò però le gare importanti. A Siena D’Arrigo impostò il pareggio, i locali rimasero in dieci ma il tecnico lucchese non osò ed alla fine il Pisa  prese gol al 90’. A Livorno, i nerazzurri pareggiarono con uno splendido gol di Varricchio, ma fu espulso Igor Protti che si prese dieci giornate di squalifica. La vittoria era alla portata ma anche in questo caso non arrivò. Punti decisivi, dato che la stagione vide i nerazzurri dietro di un solo punto al Siena. Il palazzo non amava il Pisa e lo si capii subito. Molti si ricorderanno della tentata combine del Siena. Si disse che qualcuno aveva offerto al Pisa un aiuto nei play off in cambio del via libera ai bianconeri in campionato. Finì come tutti sanno. La stagione resta comunque positiva per una neopromossa. Fu infatti vinta anche la coppa Italia di serie  contro l’Avellino, con un netto 3-0 all’ Arena Garibaldi che ha ribaltato la sconfitta per 1-0 subìta all’andata. In quella occasione si infortunò Quaranta e molto si è fantasticato sulla presunta influenza negativa della coppa. Il grande slam è possibile e lo dimostrarono Livorno, Cesena e Monza negli ultimi anni. Il problema, come al solito è se te lo fanno fare. La stagione 2000-2001 si aprì con grandi speranze e con acquisti che misero il Pisa in prima fila per la corsa alla serie B. Arrivò Alessio Frau dalla Roma, speranza del calcio italiano valorizzato da Zeman. Squadra impreziosita da Mattia Mastrolilli e da Sordo e Rovaris. Ancora una volta D’Arrigo volle rivoluzionare la squadra ma stavolta fallì. Fu una stagione molto anonima, vissuta sempre lontani dalla zona play off. A fine stagione il mister lucchese salutò e la società ridimensionò e di molto il budget. La tifoseria era in aperta contestazione e fu scelto il tecnico esordiente Guido Carboni, per il campionato di C1 2001-2002. Squadra di giovani e scommesse come il belga Massaux ed il maltese Agius. Squadra impreziosita da Massi Varricchio e da giovani di belle speranze come Capuano e Parola. L’inizio fu disastroso e fu chiamato al capezzale della squadra l’esperto tecnico Corrado Benedetti La formazione si risollevò ma chiuse con un altro anonimo undicesimo posto mentre il Livorno andava in serie B. Si forma un trio di lavoro formato dal dg Stefano Braghin, dal ds Mauro Meluso e dall’allenatore Corrado Benedetti, lavoro che ha permesso di gettare ottime basi per il futuro. Il 14 maggio dello stesso anno, il Pisa venne acquistato da Maurizio Mian. Grandi investimenti e molto entusiasmo, per una stagione che si annunciava di altissimo spessore. La stagione 2002-2003 si apre sotto i migliori auspici. La Fiorentina era fallita, mutando il nome in Florentia Viola. E la prima gara ufficiale dei Della Valla fu al Franchi contro il Pisa. I nerazzurri vinsero 1-0 grazie al gol di Alessio Frati mentre Maurizio Mian stazionava sotto la curva dei tifosi pisani assieme al pastore tedesco Gunther. Gioia indescrivibile per i quattromila tifosi nerazzurri al seguito ed indimenticabili striscioni tipo “Vittorio ti amo” in riferimento all’ex presidente viola Cecchi Gori. Ma nonostante gli innesti di Obbedio, Fialdini, Ambrosi e Furiani, il Pisa di Corrado Benedetti stenta. Nelle prime sei giornate i nerazzurri ottengono solo sette punti e la panchina salta. Il nuovo tecnico Gianni Simonelli porta la squadra nei play off ma lo spogliatoio scricchiola. Mian vorrebbe portare a Pisa Statuto ex giocatore di Roma, Udinese e Piacenza ma si scontra con altre volontà. Alla fine il nuovo dg Renzo Corni porta sotto la torre Cazzarò, Giordano e Di Masi. Acquisti che servono a poco e la squadra alla fine lo paga. La finalissima obbliga il Pisa a giocare in casa la gara di andata. Di fronte a circa ventimila tifosi, ne esce una gara epica. Prima segna Ambrosi su papera del portiere Acerbis e poi pareggia Bonazzi. Nel secondo tempo una punizione di Beppe Anaclerio ristabilisce le distanze. Di quella gara si ricorda una coreografia da brividi di tutto lo stadio. Il 15 giugno 2003 sono quindicimila i pisani che si recano a Bergamo per un sogno. L’iniziale gol di Araboni è pareggiato da Varricchio e tutti ci sperano. Ma è ancora Araboni che ci condanna ai supplementari dove l’Albinoleffe emerge e stende il Pisa. La delusione è grande. La stagione 2003-04 vide il Pisa partire con il ruolo di favorito ma con una tremenda mazzata. Nella tarda estate del 2003, il calcio italiano visse ennesimi giorni caldissimi. L’allora presidente del Catania Luciano Gaucci, vide retrocedere sul campo la sua squadra, dalla B alla C. Ma si parò di molti torti veri o presunti, dato che Gaucci era inviso al palazzo. Tanto tuonò, che ottenne il ripescaggio forzoso dal Tar di Catania che disegnò una B a 21 squadre. Il Cosenza fu cancellato dal mondo del calcio ma le  altre due retrocesse Genoa e Salernitana furono ripescate per allargare il panorama della B a ben 22 compagini. Ma eliminato il Cosenza, mancava un tassello. Regole e logica volevano che dovesse salire una delle squadre che avevano perso la finalissima dei play off. Il Pisa nel girone A ed il Martina nel girone B. Ma così non fu. Ricapitoliamo: il 2 luglio 2003 la serie B conta 21 squadre iscritte, ma il caos regna sovrano e molti presidenti di squadre di B ed A vogliono più garanzie e rischiano di non far ripartire il campionato non facendo giocare le proprie squadre. Dopo una serie di riunioni, nel palazzo del calcio si tenta di trovare una soluzione che soddisfi Lega e presidenti. Il 20 agosto il consiglio federale presieduto da Carraro presenta la B a 24 squadre con quattro ripescate; Catania, Genoa, Salernitana e Fiorentina. Le promozioni dalla B alla A vengono portate a 5, più uno spareggio tra la sesta di B e la quart’ultima di A. Incredibile ma vero la Fiorentina è promossa a tavolino e l’indignazione è più che legittima sia a Pisa che a Martina. Un regalo clamoroso ai viola ed uno scippo incredibile al Pisa. La mazzata è forte e l’ambiente nerazzurro accusa il colpo. Le squadre protestano e la squadra di Simonelli si rifiuta di scendere in campo contro la Ternana, il 24 agosto per la Coppa Italia. Servì a poco e guarda caso nella stagione successiva la Fiorentina arrivò giusto giusto sesta, spareggiò contro il Perugia di Gaucci (guarda l’altro caso) e si ritrovò in serie A. Il rapporto tra la famiglia Gentili e la piazza inizia a farsi critico, anche per alcune iniziative di spettacolo prese da Maurizio Mian, ma in momenti inopportuni. Si arriva così al necessario esonero del professore Gianni Simonelli al cui posto viene chiamato il campione del mondo Antonio Cabrini. Con il bell’Antonio i nerazzurri centrano una serie incredibile di vittorie, tra cui uno splendido 3-0 al Porta Elisa di Lucca. I play off sono a portata di mano, ma la squadra sbaglia il match clou. In casa passa il Cesena grazie ad un autogol di Melucci. Poi la sconfitta di Spezia ma incredibilmente la porta dei play off resta aperta ma la richiude il Pisa con gli incredibili e molto dubbi pareggi con Arezzo e Torres. Contro l’Arezzo fu una gara irreale con gli aretini già promossi in B. Anche la stagione 2004-2005 comincia con le migliori attese. Pietro Tomei ed Antonio Cabrini disegnano una squadra attesa da molti. La conferma di Mario Bonfiglio e di Giacomo Lorenzini, sembrano garantire le reti necessarie, così come gli arrivi dei giovani Ike Kalu e Gigi Della Rocca. Jimmy Fialdini e Marco Andreotti sembrano garantire i rifornimenti. Infatti l’esordio in coppa Italia è positivo sia pure con avversari modesti. Ma in campionato la squadra soffre ed il bell’Antonio sembra perdere il polso della squadra. Dopo dieci giornate infatti salta la panchina di Cabrini visti i dodici punti raccolti. Ma in queste giornate c’è di mezzo il clamoroso esito della gara contro lo Spezia all’Arena. Il 10 ottobre i liguri espugnano Pisa grazie a due clamorosi rigori fasulli concessi dall’arbitro Roland Herberg di Messina (!). Melucci pareggia l’iniziale gol di Coti su rigore che raddoppia sempre dal dischetto. Herberg abbocca e praticamente è una farsa. Si arriva così al 14 novembre ed all’esonero. Subentra Marco Masi ex giocatore nerazzurro, tecnico preparato ma inesperto a livello di C1. Subito uno screzio con Mario Paradiso che viene messo fuori rosa. Ma la squadra precipita in classifica e più che ai play off si deve guardare ai play out. Il povero Masi ottiene solo otto punti in nove partite. Inevitabile l’esonero dopo la sconfitta di Lumezzane. Finita l’era Masi, comincia quella di Ivo Iaconi. Come l’anno prima con Cabrini, l’arrivo di Ivo Iaconi porta subito entusiasmo e risultati. L’esperto tecnico ha una grande personalità e ristabilisce subito le distanze negli spogliatoi, rimettendo in riga qualche ribelle. Ma la stagione dei miracoli era finita, ed anche Iaconi deve accontentarsi di una stagione anonima, della quale non ha certo colpe. Purtroppo le speranze nerazzurre terminano al Picco di La Spezia il 16 febbraio, quando il campionato del Pisa può dirsi definitivamente segnato in chiave negativa. La squadra non rischia ma vivacchia nell’anonimato ed il pubblico si allontana un po’ dalla squadra. La stagione si chiuse con amarezza ma con la voglia di ripartire. La premiata ditta Iaconi-Tomei sembrava pronta a fare una grande squadra che puntasse alla serie B e la signora Gabriella Gentili sembrava propensa ad investire ancora una volta. Ma quasi a sorpresa il primo luglio 2005 avvenne il passaggio al nuovo proprietario Leonardo Covarelli, imprenditore immobiliare perugino. Covarelli si affidò a Roberto Onorati e Giuseppe Accardi che, affidarono la gestione tecnica a Manuele Domenicali. Nella tarda estate del 2005, il Pisa si raduna all’Arena con un grande entusiasmo e la nuova società viene premiata da tremila abbonamenti. Covarelli non promette subito la luna, ma due anni di programmazione oculata. Lele Domenicali sembra l’uomo giusto. Ci sono moltissimi giovani, autentiche scommesse e solo due veterani come Rubens Pasino e Vincenzo Montalbano. Puggioni e Ulivi sono gli unici confermati. L’esordio in coppa Italia è positivo: eliminato il Catania e messa in grande difficoltà l’Atalanta. Ma il calcio di C è un’altra cosa e la squadra palesa grandi difficoltà. Covarelli si libera ben presto di Accardi ed Onorati ed ingaggia Gianluca Petrachi. Lele Domenicali resiste anche perché il primo rinforzo di stagione è Eddy Baggio che però è in condizioni fisiche precarie. Alla sesta giornata salta Domenicali che ha raccolto sei punti. Arriva Antonio Toma, sconosciuto ai più e siccome non ha il patentino, ufficialmente l’allenatore è Ferruccio Mariani. Il Pisa parte col botto ed espugna il Porta Elisa anche grazie ad un eurogol del giovanissimo Maurizio Peluso. La squadra gira e sempre con un gol di Peluso sbanca Grosseto. Ma ben presto gli entusiasmi si spengono e Covarelli deve intervenire sul mercato. L’errore madornale è quello di Baggio che non può essere ceduto per motivi di regolamento. Alla lunga Toma logora lo spogliatoio ed a malincuore Covarelli lo esonera e si allontana pure Petrachi. Resta Mariani che sembra in grado di salvare la squadra. Così non è, quindi viene richiamato Domenicali che dura tre partite. Quindi di nuovo Toma con Francesco Mileti. Il Pisa è destinato ai play out. La gara di andata vede la vittoria della Massese con gol di Dobrijevic. Nel ritorno accade di tutto. Prima Pellecchia manda la Massese in C2, poi Borneo ci spedisce il Pisa. Gara sospesa, lancio di seggiolini ed inferno ormai inevitabile. Ma poi al minuto 96 Eddy Baggio svetta di testa ed insacca. La C1 è salva, inferno evitato. La Massese protesta ma alla fine sarà ripescata. E dopo aver tanto sofferto si annunciano tempi migliori. La stagione 2006/07 si apre sotto il segno di Piero Braglia. Covarelli sceglie uno dei migliori tecnici sulla piazza, capace di portare la Sangiovannese ai play off. Uomo sanguigno, senza mezze misure fin dal ritiro di Pievepelago. La squadra l’ha scelta lui, voluta con molti dei suo veterani: Ferrigno, De Simone, Calori, Biancone, ma anche Zattarin e D’Anna giunto a gennaio. I nerazzurri partono un po’ in sordina con una serie di pareggi. La squadra è arcigna e non subisce gol, ma in compenso ne fa pochi. A fine ottobre arriva il primo successo stagionale ed il primo gol lontano dall’Arena. Grazie ad Eddy Baggio i nerazzurri espugnano lo Zini di Cremona. E piano piano la squadra sale fino alla vetta della classifica. Si stringe i denti e si lotta. Braglia vive di fatto da separato in casa e si iniziano a rincorrere le voci di un suo approdo alla corte di Fouzi a Lucca. La squadra però mantiene la barra dritta ed arriva all’ultima giornata a giocarsi la B diretta. Diecimila pisani seguono la squadra a Venezia, per una giornata indimenticabile dal punto di vista umano. Chi c’era non può rimuovere. Purtroppo la vittoria dei veneti sposta tutto ai play off. Nella prima sfida ancora contro il Venezia, il Pisa non ha difficoltà grazie al giovane Fabio Ceravolo valorizzato da Braglia e gettato nella mischia. La finale si annuncia dura con il Monza, ma con il ritorno già fissato per il 17 giugno all’Arena. All’andata un oceano rossocrociato invade il Brianteo ma i locali prevalgono immeritatamente per 1-0. Mister Braglia è costretto a guardare la gara dalla Gradinata a seguito della ennesima squalifica. Ed il 17 giugno giorno di San Ranieri si compie il miracolo. Arena stracolma, traboccante di felicità trascina il Pisa al 2-0. Le reti storiche sono di Fabio Ceravolo e Nicola Ciotola. Per il Pisa è di nuovo serie B dopo ben tredici anni. Un’annata impossibile da dimenticare che toglie i nerazzurri dall’inferno. In un anno si passa da Pizzighettone al Dall’Ara. Il resto è storia dei nostri giorni.

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