Al via l’Officina trasfusionale di area vasta nord-ovest. E’ la prima in Toscana

PISA – L’Officina trasfusionale dell’area vasta nord-ovest che si inaugura oggi è la prima realizzata nella Regione Toscana, che prevede a regime la realizzazione di tre strutture, una per ciascuna area vasta, ed ha avviato l’attività alla fine del 2014.

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Dopo una fase di test, durante la quale la nuova struttura ha acquisito dai servizi trasfusionali dell’area vasta tutti gli esami d’immunoematologia per la validazione delle unità di sangue, è iniziata la lavorazione delle sacche prelevate dal servizio trasfusionale dell’Aoup, aggiungendo progressivamente le Aziende Usl di Pisa, Versilia, Massa, Lucca, Livorno. Il processo si è completato nel mese di marzo. Gli scopi della riorganizzazione mirano a due obiettivi: innanzitutto il laboratorio potrà garantire il raggiungimento di standard europei nella produzione degli emocomponenti e del plasma da conferire all’industria, per la preparazione di emoderivati. Inoltre, l’assetto raggiunto consentirà di sviluppare un nuovo sistema di distribuzione delle unità di emoderivati ai servizi trasfusionali degli ospedali, basato su una “emoteca informatica” visibile da tutti i servizi, al fine di prevenire le criticità delle scorte, favorendo la disponibilità equilibrata di sacche dei diversi gruppi sanguigni. La costituzione dell’Officina trasfusionale è coerente con l’azione di riorganizzazione complessiva dei laboratori della Aoup e dell’Area vasta nord ovest. La struttura è realizzata su una superficie di circa 1000 metri quadrati, completamente ristrutturata ed organizzata in ambienti dedicati alle varie fasi della lavorazione, secondo la sequenza dei flussi di lavoro, in maniera da effettuare un efficace clinical risk management. Gli standard di servizio e le modalità operative sono stati definiti da un comitato tecnico a cui hanno partecipato i direttori dei servizi trasfusionali dell’area vasta, supportati dalle direzioni sanitarie, del Centro regionale sangue, dei servizi informativi dell’Estar. Ai professionisti coinvolti è stato affidato il non facile compito di razionalizzare il flusso di lavoro, partendo dalla rivisitazione delle procedure dei propri servizi. Infatti, anche se la materia è strettamente normata, piccole differenze si erano stratificate nella pratica quotidiana, portando a protocolli operativi fortemente differenziati. Le procedure informatiche sono state ridisegnate per risultare coerenti con il flusso di lavoro e per consentire sia ai Servizi trasfusionali che al Centro regionale sangue la completa tracciabilità del sistema.

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Alla conferenza stampa di questa mattina erano presenti: Luigi Marroni, assessore regionale al diritto alla salute; Maria Teresa De Lauretis, coordinatore Area vasta nord ovest; Domenico Franco Russo, direttore Officina trasfusionale Area vasta nord ovest; Fabrizio Scatena, direttore Unità operativa di Medicina trasfusionale e biologia dei trapianti Aoup; Valentina Molese direttore Centro regionale sangue e Fabrizio Gemmi, direttore sanitario Aoup. Per l’assessore Marroni “questa inaugurazione è importantissima per vari motivi. Per capirlo – ha detto – bisogna tornare indietro di 2 anni, al progetto di razionalizzazione di tutto il sistema toscano dei servizi, con la famosa delibera 1235, che ha portato anche alla legge attuale di riforma della sanità toscana. Ebbene, in quel progetto di razionalizzazione complessiva c’era anche la riorganizzazione della filiera del sangue, non tanto il sistema di raccolta, che invece funziona molto bene grazie alle associazioni dei donatori ma soprattutto la parte relativa alla lavorazione degli emoderivati. All’epoca esistevano circa 27 centri di lavorazione in ognuno dei maggiori ospedali toscani, ma quello era un approccio superato poiché nel mondo la tendenza è di centralizzare la lavorazione degli emocomponenti, per ragioni di qualità e sicurezza. Oggi lavorare il sangue è un processo sempre più complesso, e soprattutto regolamentato, è a tutti gli effetti come lavorare un farmaco. Da qui la decisione di fare, da circa 27 “centraline”, 3 grandi centrali. Per questo oggi è molto importante aver realizzato qui la prima delle 3 officine trasfusionali di area vasta della Toscana. Si tratta di un grosso lavoro progettuale, dietro c’è stato un investimento di circa 6-700mila euro per cui ringrazio ancora una volta tutti e soprattutto i donatori, perché lavoriamo un prodotto non nostro, che ogni giorno ci viene donato grazie alla loro generosità”. La coordinatrice di Area vasta nord ovest Maria Teresa De Lauretis, con soddisfazione, ha voluto sottolineare come questa Officina sia “il primo progetto che va in goal, cui seguiranno l’anatomia patologica, la rete del 118, i laboratorio di analisi. Con la famosa delibera si è lanciata la sfida di riorganizzare il sistema dei servizi e ci sono voluti 2 anni e mezzo. L’obiettivo era raggiungere standard di qualità e ci siamo resi conto di quanto sia difficile portare a realizzazione, e ora anche a gestione, una realtà sovra-aziendale. C’è stata comunque una grande collaborazione, uno sforzo comune per coordinarci, e tutto questo sforzo ci ha portati a dire che il salto di qualità è solo una conseguenza del lavoro che c’è stato e che c’è dietro”.

I numeri dell’attività li ha forniti il direttore dell’Officina, Domenico Franco Russo: “In base agli ultimi dati, nella nostra area vasta abbiamo circa 95mila unità di sangue l’anno, il che equivale a circa 350 sacche al giorno, che possono sfiorare anche i 500 come nel sabato di Pasqua. L’attività dell’Officina si basa sull’immunoematologia per cui effettuiamo oltre 1000 esami il giorno. Il personale a regime sarà di 12 tecnici di laboratorio, un biologo e due medici. Cercheremo di venire incontro a tutte le esigenze dei colleghi ma le premesse ci sono tutte perché sia un centro di eccellenza”.

“Anche io ringrazio tutti – ha dichiarato Valentina Molese – perché siamo riusciti a fare qualcosa di veramente grande, è il primo passo per dare equità al sistema e ai donatori. Adesso si farà una gara regionale sulla immunoematologia. Sicuramente con l’officina trasfusionale si garantisce qualità, sicurezza, equità e accountability, nel senso che possiamo dare conto di tutto quello che facciamo e dove va a finire tutto il sangue lavorato. Per la prima volta in Italia abbiamo un sistema informativo dedicato al sangue. E oggi verrà presentata la bacheca informatica in cui tutti vedranno quanto sangue c’è a livello regionale. Non è finita, abbiamo ancora tante cose da fare, dobbiamo creare i gruppi rari, c’è ancora tanto lavoro da compiere ma il passo di oggi è un grande passo verso il futuro”.

Fabrizio Scatena ha tracciato la storia che ci ha portati fin qui: “Vi spiego perché per me l’Officina rappresenta uno spartiacque – ha detto -. Erano gli anni ‘70 e si partì con le associazioni, con la fondazione dell’Avis 44 anni fa. Perché prima non c’era nulla se non la donazione a pagamento davanti agli ospedali. Eravamo studenti, tirocinanti. Negli anni ‘80 cominciò la nostra avventura, allora c’era problema dell’RH per le donne e la gravidanza, poi venne la virologia. Con l’Aids si dovette affrontare e superare anche lo scoglio della paura, poi fu la volta dell’epatite C. E si arrivò alla donazione di organi e ai trapianti. Si fondarono l’Admo, l’Aido. Abbiamo raggiunto ventimila donatori di midollo in Toscana a quei tempi. Abbiano indirizzato la solidarietà della gente e l’abbiamo indirizzata scientificamente. Inoltre abbiamo messo su le biobanche, del cordone, delle valvole cardiache. In Toscana ci siamo dati da fare, sempre accompagnati dal volontariato, senza di loro non avremmo fatto nulla. Perché lo spartiacque? Perché finora si è lavorato in rete, ora serve un governo del sistema per l’area vasta. E’ una sfida difficile ma ce la faremo tutti insieme”.

Il direttore sanitario Fabrizio Gemmi ha voluto sottolineare la sfida grossa che c’è stata nella realizzazione di tutto il complesso, non solo dal punto di vista impiantistico, ma anche nel modo di lavorare. “Perché adesso – ha detto – con l’Officina cambia tutto quello che devono fare, e i medici dei servizi trasfusionali avranno più tempo a disposizione per seguire l’attività clinica, non dovendosi più occupare della lavorazione del sangue. Adesso tutto il sistema viene standardizzato e quelle piccole differenze riscontrate nella prassi, anche in una delle discipline più vicina alle scienze esatte, qual è l’immunoematologia, non avranno più ragione di essere. Esprimere qualcosa di omogeneo dal punto di vista organizzativo è davvero tanto, e l’inaugurazione di oggi rappresenta uno sforzo premiato”.

Le conclusioni sono spettate a Luciano Franchi, presidente regionale di Avis: “A noi piace sottolineare che ci sarà ‘una’ Officina con tre sedi. Non è un dettaglio solo terminologico nel senso che ci piacerebbe vedere una strategia unitaria, dobbiamo fare tanta strada insieme, costruire fiducia nelle strutture. Ci auguriamo che rimangano i 39 punti di raccolta pubblici. Ora c’è il motore di questa Ferrari, bisogna costruire la squadra intorno ad essa e capire qual è la mission di ogni singolo punto di prelievo”

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