Al Teatro Era Venerdì 17 e domenica 19 Febbraio focus di Danio Manfredini

PONTEDERA – Ritorna in Toscana, al Teatro Era di Pontedera – Stagione 2016/17 Teatro della Toscana, Danio Manfredini, dramaturg, attore e regista, vincitore di quattro premi Ubu, con un focus a lui dedicato che comprende due spettacoli: venerdi 17 febbraio ore 21 Tre studi per una crocifissione e domenica 19 ore 18.30 Cinema Cielo, spettacolo Premio Ubu per la regia 2004.

Sabato 18 febbraio alle ore 18 Danio Manfredini incontrerà un gruppo di studenti dell’Università di Pisa impegnati in un laboratorio sulla scrittura critica per il teatro; l’incontro è aperto anche agli interessati non iscritti al progetto.

Un focus teatrale in due movimenti di cui il primo, Tre studi per una crocifissione è un assolo polifonico intenso che vede in scena Manfredini in tre ritratti, quasi un omaggio all’omonima tela di Francis Bacon, che evocano la condizione drammatica di soggetti del nostro tempo contemporaneo. In scena prendono vita i dipinti grotteschi di tre mondi borderline: la vita di un paziente psichiatrico, di un transessuale (Elvira di Un anno con tredici lune di Rainer Fassbinder) e di un immigrato (ispirato a un personaggio di Koltès).
I personaggi mostrano nell’evidenza del loro dolore, nell’impossibilità di nasconderne i segni, nella loro disperata euforia, le ferite nascoste dell’esistenza.

Dalla dimensione elegiaca dell’assolo si passa a quella collettiva di Cinema Cielo, spettacolo cult, che viene ripresentato in tournée dopo oltre dieci anni dal suo debutto. Qui al fianco di Danio Manfredini si muovono Patrizia Aroldi, Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro, in una Classe morta a luci rosse (come l’ha definita Oliviero Ponte di Pino), a ricordare Tadeus Kantor e il suo monumentale lavoro sulla memoria. Ispirandosi a Jean Genet, Manfredini realizza una partitura sonora per quadri e la intreccia con la vita del Cinema Cielo, sala a luci rosse realmente esistita a Milano.

Lo spettacolo è ambientato in questo luogo, in cui si avvicenda un’umanità ai margini della società per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, ossessione, voglia di compagnia e fantasma d’amore. Da qui prende forma un’opera che risuona della complessità del celebre romanzo Nostra signora dei Fiori di Genet, lasciandone in scena una traccia sonora di voci, che si fondono e sovrappongono con le microstorie consumate tra le poltroncine del vecchio cinema, dove i personaggi siedono guardando noi, il pubblico che assistiamo allo struggente scorrere di queste solitudini grottesche e poetiche al contempo, che strappano anche qualche risata.

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