Accoglienza profughi, Ghezzani: ”Oltre l’emergenza, rendere da subito disponibili strutture pubbliche inutilizzate!”

PISA – Anche il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon condanna l’idea uscita dal vertice straordinario UE per affrontare l’emergenza profughi di bombardare i barconi in Libia prima che partano, e afferma che non esiste una soluzione militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel Mediterraneo.

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Come sostengono molte organizzazioni umanitarie l’allargamento di Mare Nostrum a livello europeo sarebbe l’unica proposta politica seria, insieme alla costruzione di canali di ingresso regolari in Europa per togliere benzina al traffico degli scafisti e di altre organizzazioni criminali. Dunque organizzare politiche di accoglienza è una priorità: a livello europeo, nazionale, locale.

Non è accettabile, di fronte a questo olocausto, ascoltare discorsi del tipo: “Sì il cordoglio, ma”, “Morti orrende, però” e assistere allo spettacolo dei sindaci che si rifiutano di accogliere i migranti. Dice Francesca Sironi su L’Espresso “Il punto di partenza è sempre lo stesso: saremmo in overload di ospitalità, sovraccarichi di migranti affamati. . Ma è davvero così quando su 8000 comuni solo 500 si occupano di accoglienza?”

Il Ministero dell’Interno divulga dati sulla diffusione tra le regioni e province italiane nell’anno 2014 delle strutture temporanee di accoglienza che aiutano a chiarire il quadro: la Toscana con il suo 4% di migranti accolti, non è tra le prime regioni per impegno in questo ambito , una Toscana dove la Provincia di Pisa si colloca addirittura tra gli ultimi posti.

Il dato viene richiamato dallo stesso Prefetto Visconti nella sua lettera rivolta ai sindaci e alle società della salute della provincia pisana esortandoli a individuare subito altre strutture rispetto a quelle già in uso reputate insufficienti ad accogliere i profughi il cui arrivo è imminente. Questa situazione conferma che non è più possibile gestire la partita con logiche di tipo emergenziale: occorre governare l’arrivo dei profughi con proposte studiate sia sul piano logistico che professionale senza perdere di vista la necessità di aumentare il numero delle commissioni territoriali deputate alla gestione del percorso legale per il conferimento della protezione internazionale, iter che per legge dovrebbe chiudersi entro 35 giorni e che oggi invece arriva a durare anche più di un anno. Bisogna scongiurare il rischio emerso con lo scandalo di mafia capitale, che ha fatto dell’emergenza profughi un business, attraverso un serio lavoro di programmazione, formazione e controllo difficilmente praticabile con una delega al privato dell’affare accoglienza. Questa è l’ipotesi che sta dietro al bando emanato dalle prefetture volto a costruire un rapporto diretto tra ministero degli interni e soggetti del privato-privato o del privato-sociale , centrato su strutture per 50-100 persone e miseramente fallito nel caso di Santa Croce Sull’Arno. Sono necessarie invece strutture pubbliche magari da tempo inutilizzate e ferme nei piani di alienazione inattuati il cui unico scopo sembra quello di far quadrare i conti degli enti pubblici. Come per l’emergenza Nord Africa tutti i comuni devono essere chiamati a individuare strutture dentro la città, integrabili con il territorio, facilmente accessibili per gli operatori e viceversa vivibili per coloro che vi dovranno restare. In questo senso la Regione può svolgere un ruolo strategico sia promuovendo un’equa condivisione dell’accoglienza, sia mettendo in campo risorse per organizzare piccoli centri di accoglienza permanenti dove gli investimenti anche strutturali non vadano persi. A Pisa non c’è che l’imbarazzo della scelta, a partire dal centro di Via Garibaldi chiuso da anni per lavori di ristrutturazione mai partiti.

Simonetta Ghezzani – Capogruppo SEL Consiglio Comunale Pisa

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