OSAPP: “Continuano i problemi organizzativi al Carcere Don Bosco”

PISA – Continuano a giungerci notizie sconcertanti circa i problemi strutturali che quotidianamente affliggono la Casa Circondariale di Pisa

Problematiche tali da pregiudicare ormai l’organizzazione del lavoro. Ci risulta che da circa tre mesi l’amministrazione sapesse del mancato funzionamento di alcuni canali televisivi in alcune sezioni detentive. Nonostante ciò i provvedimenti per la risoluzione del problema hanno dovuto attendere che la collera della popolazione detenuta, interessata alle partite di calcio, si manifestasse. Come Sindacato ci preme sottolineare che il personale di Polizia Penitenziaria non è chiamato a sopperire alle deficienze economiche dell’amministrazione… In buona sostanza però il problema di non vedere un canale televisivo, che per la popolazione detenuta diventa gigantesco, è stato affrontato con la sola diplomazia messa in atto dagli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria… Una cosa inaccettabile e controproducente rispetto a quelle che sono le finalità istituzionali proprie del Corpo, come enumerate nella l.395/1990. A ciò si aggiunga che proprio il personale di Pisa, tanto bistrattato e vituperato, è il solo elemento dell’organizzazione che di fatto porta avanti l’Istituto nelle ormai indicibili difficoltà strutturali che hanno effetti negativi sulla vita delle persone ivi detenute e, di riflesso, sulla organizzazione del lavoro e sulla gestione delle risorse umane.

Gli strumenti tecnici per garantire la sicurezza sono ormai in disuso e la maggior parte delle radio, comprate solo qualche anno fa, funzionano poco e male. Per non parlare di altre lacune circa altre strumentazioni indispensabili, che dobbiamo omettere per senso del dovere. A ciò si aggiunga un rapporto dell’amministrazione con la parte sindacale approssimativo a livello locale e non pervenuto ancora a livello regionale, nonostante le numerose missive inviate dalla sigla scrivente. Confidando nell’avvento del nuovo Provveditore Regionale, urge un confronto in materia. Per quanto ci riguarda il carcere di Pisa andrebbe abbattuto e ricostruito, magari in altra località più consona a quelle che sono le esigenze di sicurezza proprie di un centro urbano, come sottolineato anche da altre figure istituzionali nell’ultimo periodo. Nei mesi scorsi abbiamo interessato del pericolo strutturale altre figure istituzionali di rilievo (Prefetto, VV.FF.). Negli anni precedenti avevamo avuto un confronto con l’Amministrazione Comunale e con alcuni rappresentanti del Parlamento. Ma nonostante le risposte ricevute per iscritto e l’impegno profuso, riscontriamo un evidente imbarazzo istituzionale, nei confronti di una struttura che attualmente non dispone degli standard minimi di sicurezza sui luoghi di lavoro. La struttura è in diverse parti puntellata e, all’interno, il nuovo reparto che era stato iniziato prima del 2009, non è mai stato ultimato né posto in funzione. L’apertura delle celle che consentisse alla popolazione detenuta di essere in regola con i parametri forniti dalla famosa sentenza “Torreggiani”, non ha senso perché non corredata dalle necessarie attività che tengano impegnati i detenuti, contribuendo alla risocializzazione degli stessi. Tutto ciò anche per la oggettiva mancanza di spazi che consentano lo svolgimento delle cc.dd. attività trattamentali. In tutto ciò il personale di Polizia Penitenziaria, lavora con la stessa manualità di decine di anni fa e l’amministrazione di fatto non ha mai individuato il carico di lavoro umanamente sopportabile per singolo posto di servizio. E sempre il personale di Polizia Penitenziaria a subire aggressioni gratuite ed ingiustificate, con lamette e bombolette di gas, che dovrebbero essere vietate negli istituti, proprio perché oggetti atti ad offendere.
Un carcere dove la realizzazione concreta delle indicazioni legislative viene compromessa dalle continue complicazioni strutturali e gestionali, non è di fatto un carcere, perché costringe il personale ad organizzare le attività in base al momento, alla contingenza quotidiana. Una struttura dove si moltiplicano gli interventi di manutenzione straordinaria e dove le ditte esterne sono costrette ad intervenire quotidianamente, non è una struttura sicura. A voi le conclusioni… Però sbrigatevi… come disse Cassandra. Ove tale sconcertante situazione dovesse perdurare senza convocazioni sul merito della presente ad opera della Parte Pubblica, non potremo esimerci dall’intraprendere le azioni di protesta più opportune.

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