ADI Pisa sulla protesta che sta bloccando la valutazione della Ricerca

PISA – Come ADI-Pisa vorremmo prendere parola sugli ultimi avvenimenti che si sono verificati negli organi dell’Università di Pisa circa la protesta (rifiuto di caricare i prodotti della ricerca per inceppare il meccanismo di valutazione della qualità della ricerca detto VQR) che sta coinvolgendo molti accademici in risposta al declino dell’Università e della ricerca in Italia.

Il nostro è il punto di vista di dottorandi e ricercatori precari non strutturati, ovvero quello delle fasce più deboli e più ricattabili dell’Accademia italiana. Da sempre abbiamo criticato il sistema che il ministero dell’istruzione ha previsto per la valutazione della ricerca. E’ un sistema inadatto a valutare la complessità delle mansioni che svolgono i lavoratori della conoscenza. E’ completamente inutile ad individuare e risolvere le criticità che realmente affliggono l’Università italiana. L’unico scopo reale che persegue è quello di ridurre i trasferimenti alle Università che si trovano in condizioni di maggiori difficoltà (in generale guarda caso sono anche quelle ubicate nelle aree economiche più depresse). E’ un sistema che denunciamo dal giorno della sua istituzione, non perché non si accetti la valutazione, anzi lo auspichiamo in termini radicalmente diversi, ma perché lo riteniamo inadatto e in mala fede. Salutiamo pertanto con favore la protesta di chi si rifiuta di caricare i prodotti della ricerca, perché consente finalmente di alzare il velo sopra la vera natura del sistema di valutazione e più ingenerale consente a tutto il paese di vedere in quale drammatico stato si trovi tutto il sistema Universitario Italiano.

Questa protesta, è bene essere chiari, nasce da una rivendicazione molto circoscritta, lanciata dal Prof. Ferraro, ovvero quella del recupero del blocco degli scatti stipendiali (per il solo personale strutturato), ed ha acquisito un ampio consenso tra i professori universitari, ma di fatto sta consentendo anche alle altre componenti di mettere in evidenza le difficoltà nel fare didattica e ricerca nel sistema presente, come denunciato dal fisico Giorgio Parisi con il suo appello su Nature (http://www.nature.com/nature/journal/v530/n7588/full/530033d.html)

Il blocco della VQR esercitato nelle Università italiane, come in quella di Pisa, fornisce quindi una occasione irripetibile a tutto il comparto Università e ricerca, per poter ridiscutere con il Governo ed il Ministero, non soltanto il trattamento iniquo nei confronti dei solo dipendenti dell’Università, ma anche di rivedere radicalmente le politiche di destrutturazione e de finanziamento del sistema universitario,sistema arrivato oggi al collasso (oltre alla lettera di Parisi si vedano i dati di questi articoli: finanziamenti, personale, ricerca).

Pertanto non condividiamo l’urgenza manifestata dagli organi dell’Università di Pisa, di effettuare la sospensione preventiva di tutte le iniziative di investimento già previste come diversi rettori degli atenei italiani stanno facendo. La discussione su quali iniziative sospendere in caso di effettivo ammanco al bilancio causato dal posizionamento del nostro ateneo nella VQR può essere discusso in modo dettagliato al momento in cui l’ammanco si andrà a verificare. La sospensione in questo momento sembra avere uno scopo prettamente di pressione sull’azione dei docenti più che essere una necessità effettiva per il funzionamento economico degli atenei. Non condividiamo nemmeno la possibilità di prevedere inserimenti forzosi dei prodotti della ricerca, perché ogni docente deve avere la libertà di scegliere quali prodotti caricare e quali no. Dall’altro lato però abbiamo valutato positivamente le rassicurazioni del rettore sul mantenimento degli impegni relativi al rafforzamento del personale, attraverso il mantenimento dei piani di reclutamento già discussi ed approvati.

Per questo auspichiamo che il rettore dell’ateneo di Pisa, come tutti i rettori italiani, si facciano portavoce di questo malessere presso il governo italiano, chiedendo una radicale modifica del sistema della VQR, e un cambio radicale delle politiche governative nei confronti del comparto Università e Ricerca.

Come dottorandi e giovani ricercatori non strutturati saremo sempre disponibili a collaborare con chi, come noi, guarda al sistema dell’Università e della ricerca come un asset strategico per il paese da potenziare e sviluppare. Tuttavia non siamo mai stati e non saremo mai complici di rivendicazioni corporative che non tengono in considerazione il diritto alla formazione delle nuove generazione e della capacità del paese di fare Ricerca.

Adi Pisa

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