Lunedì 7 Marzo al Teatro Era di Pontedera Alessio Boni nei “Duellanti”

PONTEDERA – Al Teatro Era di Pontedera lunedì 7 marzo, alle ore 21, Alessio Boni incarna incubi e ossessioni che dall’Ottocento accompagnano la cultura occidentale fino ai giorni nostri.

“I duellanti” di Joseph Conrad, interpretati da Boni e Marcello Prayer, che curano anche la drammaturgia con Roberto Aldorasi e Francesco Niccolini (autore della traduzione e adattamento), mentre la regia è dei soli Boni e Aldorasi, si presentano come un’opera su di un mondo in rapida estinzione e al tempo stesso come un capolavoro dell’assurdo: storia di uomini e armi, inutili eroismi e stupide follie, cronaca di una lotta interiore contro se stessi. Non c’è, infatti, solo il racconto di Conrad, ma anche quello di due pazzi fuori dal tempo che, in un Fight Club ante litteram, si fanno ussari e giocano avidamente a farsi a pezzi, senza riuscire a smettere.

È la prima volta in assoluto che viene adattato per il teatro Un racconto militare: il duello, pubblicato da Conrad nel 1908 e tratto da una serie di conversazioni che lo scrittore polacco naturalizzato inglese ebbe a Montpellier con un ufficiale di artiglieria. Un lavoro a lungo snobbato dalla critica, ritenuto minore rispetto a Cuore di tenebra o La linea d’ombra. È stato il cinema a portarlo al successo nel 1977 con quel piccolo capolavoro che è I duellanti: la prima regia di Ridley Scott fotografava in modo malinconico e spietato, fra i brumosi paesaggi del centro Europa, la sfida senza senso tra l’elegante Armand D’Hubert (Keith Carradine) e il sanguigno Gabriel Florian Feraud (Hervey Keitel), che incarnavano un’epoca agitata da sogni di conquista imperiali e dalle disillusioni della Restaurazione. Alessio Boni dà corpo a D’Hubert, mentre Marcello Prayer è Feraud, il suo eterno sfidante. Entrambi sono allievi del Maestro Orazio Costa, amici di formazione artistica e nella vita. Con loro in scena ci sono anche Francesco Meoni, alle prese con una prova impegnativa (cinque ruoli: lo zio di Adèle, il colonnello Marchand, il potentissimo Fouché, un soldato e un giardiniere) e la violoncellista Federica Vecchio, che quando non suona si offre nelle vesti di Adèle, la fidanzata di D’Hubert, e madame de Lionne. La messinscena è patrimonio collettivo, collettivamente investito: Francesco Niccolini ha tradotto e adattato il racconto di Conrad, la drammaturgia è di Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e dello stesso Niccolini, mentre la regia è dei soli Boni e Aldorasi. Nel resto della produzione, spicca un nome storico dello spettacolo italiano, che ha insegnato a tirare di scherma ai più grandi attori di tutto il mondo, il maestro d’armi Renzo Musumeci Greco: solo lui avrebbe potuto “allestire” un duello inedito di sciabola – teatralmente parlando – tra un destro e un mancino. La produzione è Goldenart, mentre la Fondazione Teatro della Toscana ha fornito gli spazi del Teatro della Pergola per il laboratorio di drammaturgia sul testo. Durante le campagne napoleoniche due brillanti ufficiali, apparentemente diversissimi, iniziano, per motivi molto più che futili, un’interminabile serie di accaniti duelli che s’intreccia e sovrappone alle guerre. L’eroica fedeltà alla loro misteriosa sfida reciproca accompagna D’Hubert e Feraud per vent’anni, fino al duello decisivo. L’idea forte è che i due protagonisti non si fronteggiano sugli opposti versanti del campo di battaglia: sono ufficiali dello stesso esercito, la Grande Armée di Napoleone Bonaparte. Ussari, per l’esattezza. Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord, e Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, inanellano sfide a duello che li accompagnano lungo le rispettive carriere, senza che nessuno sappia il perché di questo odio così profondo.

“La sfida iniziale tra D’Hubert e Feraud non si conclude”, interviene Alessio Boni, “per via del codice cavalleresco: se uno dei due viene ferito e non muore bisogna sospendere il duello, altrimenti si è dei vigliacchi a colpire qualcuno che è steso a terra e che non riesce più a duellare. Questo duello ha vent’anni di ripercussioni tra loro due, ed è una follia, che continua a perseguitare questi due esseri umani. Si sfidano come avversari, ma allo stesso tempo si rendono conto di non poter fare a meno l’uno dell’altro. Il messaggio dello spettacolo, al di là del sangue e del duello, è che in qualsiasi ambito tu abbia scelto di muoverti prima o poi una stoccata nella vita devi darla perché quando sei nato non puoi più nasconderti”. Secondo Marcello Prayer “questi due personaggi duellano per ammazzarsi, ma la vita è più forte del duello: appaiono entrambi come delle figure tutte d’un pezzo, in realtà si muovono in zone grigie, perché la loro sfida è concreta, ma allo stesso tempo metaforica. È come mettersi davanti a uno specchio: ritrovi il tuo riflesso e ti vengono sputati in faccia i multipli che ti appartengono… La nostra è una sfida per l’eternità”. Con una regia cinematografica, fatta più di assolvenze e dissolvenze che di entrate e uscite, e visionaria, dove il passato è nel futuro e viceversa, tutta la vicenda accade in un non luogo che non sa di Ottocento, ma piuttosto di una rimessa di Marsiglia o uno scantinato di New York, dove ci sono tanti oggetti accatastati, tra cui proprio un busto di Napoleone. I duellanti di Boni, Prayer, Aldorasi e Niccolini sono fedeli al testo e allo spirito dei personaggi, dicendo anche frasi da altri romanzi di Conrad, come La linea d’ombra. Spuntano anche i versi delle bibliche lamentazioni di Giobbe, messe in bocca al disperato Feraud, mandato al confino dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo. “Il duello è una metafora di quanto ci mancano oggi la dignità, l’etica, il rispetto e l’onore”, ragiona Alessio Boni, “un monito per prendere in mano la propria vita e non semplicemente sopravvivere, piuttosto tentando di vivere fino in fondo la nostra esistenza, senza mollare mai. È come se i personaggi fossero dei folli che si ritrovano là sotto per combattere ed è solo così che si assapora la vita, mentre sopra c’è la vita nella sua tetra serenità. “Non sopravvivete, ma vivete e date la stoccata in qualcosa”: questo è quello che I duellanti vogliono significare”. Un grande gioco di specchi e di doppi: D’Hubert è il doppio di Feraud e viceversa. Feraud non intende in nessun modo fare sconti a D’Hubert, D’Hubert non vuole sottrarsi a Feraud. L’uno non può fare a meno dell’altro. Uno scontro violento e inevitabile, desiderato, dove, in realtà, il vero avversario non esiste. Anzi, molto peggio: siamo noi stessi. Conclude Marcello Prayer: “I duellanti non è la storia di un solo personaggio, anzi è il molteplice che esplode, il doppio esponenziale. La sfera in cui navigo è una sfera buia, è la zona nera che è dentro a ciascuno di noi. Le tonalità dello spettacolo sono rabbiose, ma con un livore che tocca il senso dell’onore. Questa continua tensione di confronto verso l’altro in forma di duello ti fa capire, alla fine, che quello che stai sfidando non è nient’altro che te stesso”. E di quel duello ne abbiamo più bisogno dell’aria che respiriamo. Senza, siamo morti.

Biglietti spettacoli in sala Thierry Salmon: intero 20 €; ridotto 18 €; studenti 12 €

RIDUZIONI. Under 18 e over 60, soci Unicoop Firenze e altre associazioni convenzionate il cui elenco sarà disponibile in biglietteria e sul sito.

Acquisto biglietti. Biglietteria Teatro Era, Via Indipendenza, s.n.c. – 56025 Pontedera (PI) mail teatroera@teatrodellatoscana.it, Telefono 0587.213988. Orario: da martedì a domenica, dalle 16.00 alle 19.30. Lunedì chiuso. Biglietteria on line www.boxol.it

Box Office, via delle Vecchie Carceri 1 – 055.210804. Orario: da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00, sabato dalle 10.00 alle 14.00. I biglietti sono in vendita anche presso il Circuito Regionale Box Office.

Per informazioni: Fondazione Teatro della Toscana. Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale. Parco Jerzy Grotowski – via Indipendenza Pontedera 0587.55720 / 57034

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